recensione BLU EYES 53 MK1

 

 

 

 

 

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dal 22-10-2009

 

 

 

 

   AMPLIFICATORE INTEGRATO

 ROYAL DEVICE Blu Eyes 53 mk I

La classe A S.E. secondo Royal Device.

 

di Giuseppe Alesii

                                     

 

L’amplificazione costituisce la parte centrale di un impianto e un buon amplificatore integrato, se ben realizzato, non ha nulla a che invidiare nei confronti di un due telai di pari potenza. In molti casi l’elettronica potrebbe essere destinata a rimanere “cuore” dell’impianto per molti anni a seconda dei gusti e delle nuove esigenze del proprietario diventando, talvolta, inseparabile amico e, spesso, scelta definitiva. Nel vasto panorama di proposte concernenti il settore dell’amplificazione integrata si segnala, per l’alto grado di ingegnerizzazione, l’italiana Royal Device di Roberto delle Curti con sede in Busto Arsizio. Poco conosciuta nel nostro paese per la difficoltà d’ascolto dei prodotti nei negozi di alta fedeltà, risulta essere molto apprezzata negli U.S.A. dove, in particolare diffusori e amplificazioni, hanno raccolto un buon consenso da parte della critica anche a dispetto dei prezzi di vendita che risultano più elevati rispetto a quelli d’origine.

Royal Device si rivolge ad un pubblico di appassionati dal palato raffinato e quello che ci troviamo dinanzi è un integrato dalla forte personalità e con un design dal “minimalismo” più assoluto che rispecchia l’indole del progettista che risulta essere anticonformista introducendo, in tutte le sue elettroniche, la classe A senza controreazione ne locale che totale con ricerca di circuiti semplici (ma non banali) e di alimentazioni ben dimensionate e di qualità. Dando uno sguardo alle realizzazioni sul sito www.royaldevice.com scopriamo di non avere una produzione ampia (ma neppure ridotta) e ogni singola elettronica viene assemblata esclusivamente dall’ideatore. Il Blu Eyse 53 è un integrato realizzato interamente in acciaio lucidato a specchio il cui pannello frontale, oltre alla manopola del volume in alluminio piena lucidata a mano e collocata sulla sinistra, presenta solo tre led ubicati al centro del pannello. “Posta in” operatività l’elettronica, il led centrale assume il colore rosso poco intenso mentre i due posti a lato, durante il funzionamento si accendono in modo impulsivo a tempo di musica comportandosi da indicatori di livello assumendo un colore blu. Per scelta estetica non sono riportate scritte ne sono presenti uscita cuffia, selettori, muting, bilanciamento e non si ha a disposizione il comando a distanza (disponibile su richiesta). Se durante il funzionamento a volumi molto sostenuti il led rosso dovesse diventare di colore intenso ciò indica che l’amplificatore è quasi arrivato al “clipping” (cosa che non è mai avvenuta pur avendolo portato l’amplificazione a volumi d’ascolto quasi insostenibili). Guardando il componente sul lato posteriore abbiamo il tasto d’accensione posto sulla destra con sotto la vaschetta IEC/portafusibile, al centro i sei morsetti di uscita per il collegamento dei diffusori di qualità molto elevata (con possibilità di bi-wiring in simil bi-amp RD) e due ingressi RCA dorati hi-end di ottima qualità con a fianco l’interruttore per la selezione.

                                   

La scelta di un amplificatore in linea di massima è legata o risulta dipendere al tipo di diffusore che deve pilotare, ma questa regola sembra non valere per il Blu Eyes 53. Estremamente versatile, la casa produttrice dichiara la potenza d’uscita di 50 W per canale (a 230V) con qualsiasi impedenza disponibile mediante configurazione interna dei trasformatori BE51 con impedenze rispettivamente di (riassumendo in breve) 1-1,5-2-4-6-8-10-12-16-20 ohm e con tenuta di carico per massima potenza di uscita sino ad impedenze minime rispettive di 0,75-1-1,5-3-4,5-6-8-10-12-16 ohm, si ha la possibilità di impostare, per diffusori pilotabili in bi amplificazione, impedenze diverse sia per le frequenze basse che per quelle alte. Lo sforzo sostenuto da Roberto Delle Curti al fine di soddisfare anche le esigenze “estreme” di sistemi di altoparlanti con impedenze elettriche complesse, più esigenti in corrente o con scarsa sensibilità, non solo permettono di poter interfacciare al meglio l’integrato con il diffusore, ma anche di “personalizzare” il suono divertendosi a configurare i trasformatori con le infinite combinazioni per coglierne, nei risultati, ogni sottile sfumatura.  La possibilità di scegliere l’ impedenza gioca un ruolo molto importante sia dal punto di vista elettrico, in quanto ci consente di avere configurazioni più performanti, sia da quello di vista “sonico”. I trasformatori BE51 solo per le impedenze che vanno da 4 a 10 Ohm permettono un settaggio di una trentina di combinazioni e proprio su questo punto cercherò di essere più chiaro. Il sistema di altoparlanti utilizzato per la prova (Base Canton adattata a componentistica Ciare) ha una impedenza nominale media di circa 5,5 Ohm. Per tale valore possiamo impostare i trasformatori ad esempio con l’impedenza di 7,7 Ohm, 7,4 o di 7,1 oppure scendere ulteriormente a valori di 6,6 Ohm, 5,9 - 5,3 - 4,7- 4,6 - 4,5 - 4 al fine di ottenere un “addolcimento” degli acuti, un basso che ha un “maggior freno” o un medio molto più “naturale”. È dunque l’amplificazione che “detta legge” e non il sistema di altoparlanti. Per comprendere ulteriormente il perché di questa singolare scelta dobbiamo necessariamente esporre un minimo di teoria che riguarda, nello specifico, il funzionamento degli amplificatori in classe A. Se prendiamo in considerazione un generico amplificatore in classe A da 50 W a canale su una impedenza di 8 ohm e lo interfacciamo con un diffusore con il suo carico nominale (medio) di 8 ohm questo, nella realtà, si discosta in modo consistente dal valore nominale per una escursione anche notevole che potremo valutare approssimativamente nel minimo di 4 ohm ad un massimo di 12 (e le eccezioni a tale comportamento sono veramente pochissime). Tralasciando le formule che legano la potenza alla tensione di picco ed alla corrente di picco con il carico ohmico del diffusore si può tranquillamente riassumere che la potenza erogata dal generico amplificatore (50W su 8 ohm) al dimezzarsi del carico dell’impedenza raddoppia e ciò può essere considerato positivo, ma se raddoppia la potenza al dimezzarsi dell'impedenza di carico, lo smorzamento aumenta, ma non e' detto che cio' sia cosa buona, anzi di solito, fa "suonare" peggio l'amplificatore, per cui e' molto meglio tentare di avere una potenza quasi costante (il più costante possibile) al variare dell'impedenza di carico. In conclusione Roberto delle Curti ha ottimizzato il circuito e realizzato opportuni trasformatori con i quali, se ben predisposti, il Blu Eyes può esprimere tutta la sua classe d’appartenenza che si riassume in suono caldo ed avvolgente tipico dei “monotriodi”, pieno della magia che solo le medie ed alte frequenza limpide e precise sanno dare e con una elevatissima capacità di pilotaggio con bassi smorzati e ben modulati. Nell’elettronica non vengono utilizzati microprocessori e in assenza di segnale, dopo circa 10 secondi, si pone automaticamente nella posizione standby. Lavorando in piena classe A le temperature d’esercizio possono diventare elevate e, comunque, raggiunti i 70 gradi centigradi apposito interruttore termico spegne l’elettronica riattivandola al di sotto dei 50 gradi. Nelle prove effettuate a volumi d’ascolto “normali” il componente non si è mai surriscaldato rimanendo sempre tiepido e raggiungendo temperature più elevate quando si richiedeva uno sforzo maggiore e per un tempo prolungato. Si segnala l’estrema precisione del volume che il costruttore non ha esitato a scegliere fra la migliore componentistica presente nel mercato. È possibile utilizzare l’elettronica come un vero e proprio amplificatore per cuffie in classe A configurando i trasformatori secondo le indicazioni degli appositi schemi forniti con infinita gioia degli amanti di questo genere d’ascolto. Il Blu Eyes 53 dispone di soli due ingressi con selettore posto sul retro del pannello (tipica degli amplificatori a valvola). Tale scelta, per molti audiofili, potrebbe essere considerata “limitata” in termini di operatività ma, ricordo, che non stiamo parlando di un prodotto "commerciale" bensì di un Royal Device dove nulla è lasciato al caso e tutto è curato nei minimi dettagli. Molta importanza è stata data allo chassis che vede l’utilizzo di spesse lastre di acciaio lucidate a specchio e di quattro piedini in grado di smorzare ogni tipo di vibrazione o rientro acustico, in modo da preservare nella maggior misura l’incontaminato fluire del segnale e, la sua “essenza”, è di ben 15 Kg. È possibile accedere all’interno con due soli giri alle viti poste sul frontale, mettendo su un lato l’elettronica e, svitati i quattro piedini in gomma, si riesce a sfilare lo spesso coperchio in acciaio. Spicca il trasformatore toroidale di generose dimensioni, la circuitazione dual mono, i due trasformatori BE51 e la realizzazione nel complesso è ordinata ma la filatura risulta “abbondante”. Se ci chiediamo come mai non si dispone di uscita pre-out adducendola ad una mancanza, scopriamo che l’elettronica risulta costruita con il solo stadio di uscita e quindi con trasformatore di accoppiamento amplificatore di ingresso appositamente studiato per pilotare gli unici due transistor finali single ended classe A in controfase di uscita.

                                  

La controreazione locale e totale zero, i transistor finali in connessione a emettitore comune per il solo funzionamento in classe A con guadagno sia in tensione che in corrente, la polarizzazione dei finali solo con quattro resistenze e l’efficienza dello stadio finale al 70% mentre negli altri amplificatori in classe A è inferiore al 25% sono le “prerogative” che il costruttore tende a sottolineare nel pratico e completo manuale d’uso e manutenzione. Sui dati sopra riportati mi riservo il cd. “beneficio dell’inventario” non avendo adeguata strumentazione tecnica per la verifica. La dotazione comprende oltre al manuale d’istruzione e schemi per la configurazione dei trasformatori un buon cavo di rete. I transistor finali (due per canale) sono ancorati direttamente alla base dell’amplificatore e sfruttano quindi tutta la massa in acciaio per la dispersione del calore generato tipico delle amplificazioni inglesi (Exposure, Alchemist ecc). Ad ogni modo vale veramente la pena visitare il sito della Royal Device per addentrarci in alcuni dettagli tecnici che ci consentiranno di comprendere meglio quali siano le “giustificazioni teoriche” delle qualità sonore del Blue Eyes 53. La conoscenza di tali teorie fornirà un ulteriore elemento di valutazione dei componenti audio prodotti per un primo confronto “tecnologico” con elettroniche di altre marche.

Prova d’ascolto.

Particolarmente interessante ed intrigante è risultata questa prova d’ascolto. Ho avuto a disposizione l’amplificatore Blu Eyes 53 dal mese di maggio e, prima di “settarlo” in modo ottimale (almeno per i miei gusti musicali) ho voluto mettere alla prova le infinite possibilità messe a disposizione dai trasformatori BE 51. Per ogni settaggio si dispone della stessa amplificazione, ma con sfaccettature molto diverse. La sua impostazione timbrica è sostanzialmente neutra, trasparente, priva di ornamenti che possono talvolta contribuire a rendere più garbata la riproduzione sonora tipica degli amplificatori “valvolari”; accurata la proiezione dei più piccoli contrasti dinamici. La scena sonora si presenta estremamente larga e gli strumenti vengono ottimamente posizionati nello spazio. La disinvoltura nella riproduzione anche dei brani più impegnativi e i dettagli restituiti (micro e macro) sono fantastici. Gli strumenti ad arco e gli ottoni anche se suonati a tutta forza, sono resi, in ogni circostanza, con immediatezza e con la dovuta presenza, senza velature di sorta. I piani sonori possono essere facilmente distinti dando la sensazione di vivere l’evento e la possibilità di soffermarci su ogni strumento per coglierne appieno ogni sfumatura. Le percussioni ed i piatti vengono restituiti con realismo e gli applausi che accompagnano l’apertura o la chiusura di ogni brano sono semplicemente perfetti. Abbagliante per velocità e sicurezza con una buona riserva di potenza, il piacere è al massimo e la fatica d’ascolto risulta inesistente! La potenza a disposizione è tanta e, anche se non dispongo della strumentazione per misurarla, per esperienza posso asserire che rispetta abbondantemente i dati dichiarati dal costruttore. Con l’incisione “Idle Moments”, la chitarra di Grant Green, il tenox Sax di Joe Henderson, il piano di Bob Cranshaw hanno esibito un sound incisivo e realistico con una rappresentazione talmente coinvolgente che sembra di trovarsi “dal vivo”. I diffusori letteralmente scompaiono e rimane solo la Musica, la riproduzione veritiera di ogni singolo strumento, ogni sfumatura e dettaglio che con altre elettroniche non sono mai state così belle! La correttezza timbrica è molto buona e tende piacevolmente verso i toni chiari e luminosi, non riscontrando, anche nei passaggi più “affollati”, segni di eccessiva affilatezza o eccessivo contrasto. Se mi venisse chiesto con quale amplificazione integrata si potrebbe “mettere in relazione” il suono del Blu Eyes 53, senza ombra di dubbio risponderei con amplificazioni di prezzo/livello “molto, molto superiore” e risulterebbe difficile trovare un  marchio da “affiancargli” (anche se a volte mi ricorda un filino il timbro AR) perché, Royal Device non vuole essere un prodotto “commerciale” e non intende, quindi, somigliare a nessuno. Da piacevole e raffinato compagno di ascolti prolungati e rilassanti, l’apparecchio si trasforma in aggressivo e performante qualora il genere musicale lo richieda o quando, semplicemente, il nostro desiderio di ascoltare musica a volumi sostenuti vuole essere soddisfatto avendo a disposizione ben 50 W (con qualsiasi impedenza) a canale che spingono bene, nell’ascolto domestico, qualsiasi tipo di diffusore. Non è necessario essere tecnici audio per apprezzare la superiore qualità dell’amplificazione in esame ma è sufficiente ascoltare per capire fin dalle prime note la Classe d’appartenenza. Naturalmente dato che nessuna prova strumentale per quanto precisa e rigorosa può essere rivelatrice come il nostro orecchio, prima di esprimere un qualsiasi giudizio in merito, ognuno potrà verificare di persona ciò che sto affermando.

 

Conclusioni

Ad eccezione del pre-phono “Rubina” provato sul n.17 di Videohifi.com ritengo che non sia mai stata pubblicata, nelle riviste italiane specializzate nel settore, una prova di amplificazioni Royal Device. Tenuto conto che la versione della prova altro non è che un “semplice” Blu Eyes 53 non oso minimamente immaginare cosa potrebbe riservare l’ascolto della sua ”evoluzione” che affina ulteriormente i trasformatori e colloca l’alimentazione induttiva all’esterno dell’elettronica! Grande suono davvero per questa elettronica e non un sentimento dettato dall’affetto per il marchio, si tratta veramente di un amplificatore dalle caratteristiche musicali convincenti e di valore ben costruito sia sotto il profilo tecnico che timbrico che di sicuro invoglierà molti appassionati a fare il “salto di qualità” al proprio impianto. Se si considera il prezzo di listino  tutt’altro che improponibile e molto più contenuto di quello che si potrebbe attendere visto le eccellenti doti soniche e di erogazione nonché la garanzia e l’affidabilità di una costruzione artigianale ed orgogliosamente italiana, ritengo che quest’elettronica riesca a dare “filo da torcere” a molti amplificazioni integrate di altissimo pregio se non addirittura a pre/finali anche di prezzo superiore ai 4.000,00 Euro. Nonostante sia stato possessore ed utilizzatore di amplificazioni integrate tra cui Esposure - Alchemist - Nad - C.E.C. - Audio Analogue - A/R - H/K - Lector - Electrocompaniet - Densen - Marantz ecc., mai nessuna mi ha entusiasmato ed emozionato come questa Royal Device. Non sarà certamente il miglior integrato al mondo, ma reputo il componente un ottimo acquisto che sicuramente non riserverà brutte sorprese a nessuno e che non passerà inosservato per la sua linea pulita e semplice ed i suoi bellissimi “occhietti” blu.

                                  

Componenti utilizzati per la prova:

Giradischi Dunlop/Systemdek IIS

Braccio REGA RB 300 R

Fonorivelatore DENON DL 103 SA – Ortofon MC 10 “supreme”/trasformatore Ortofon – Shure V15  IV

Pre phono Trichord Research “Diablo”

Lettore CD Audio Analogue “Paganini 24/192”

Diffusori CANTON adattati a componentistica (e progetto) Ciare

Cavi segnale Nordost

Cavi potenza Kimber Kable

Amplificatore di riferimento C.E.C. AMP 3300R

Principali dischi (LP-CD) di “riferimento”:

Lou Reed  “Berlin” -  Fabrizio Bosso & Flavio Boltro “Trumpet  legacy” – Sonny Rollins “ Newk’s Time” -  Jimmy Smith “Cool Blues” – Gianni Basso &  Renato Sellani “ Body and Soul” – Miles Devis “Someday My Price Will Come” – Stefano Bollani Trio “ falando de Amor” – Roberta Gambarini & Hank Jones “You Are There” – Peder af Ugglas “Autumn Shuffle” – Sonny Clark “Cool Struttin’” – Bobby Hutcherson “Oblique” – Rossana Casale “Jazz in me” – Bob Dylan “Together” – Doc Powell “The Doctor” – Vasco “il mondo che vorrei” – Herbie Hancock “river” – Miles Devis “ Porgy and Bess” – Stefano Bollani trio “I’m In The Mood For Love” – Francesco cafiso New York quartet “New york lullaby” Diana Krall “quiet nights” – Coleman Hawkins “The hawk flies high” – John Coltrane “Coltrane for Lovers” – Mario Crispi “arenaria” – Roberta Gambarini “Easy to Love” – Bill Evans “The Paris Concert” – Pat Matheny  Group“ The Road to You” – Pat Metheny Group “ Life” – Pat Metheny  Mc Bride&Sanchez  “Day Trip”- Frank Zappa “Hot Ratz” – Antonio Forcione Quartet “ in concert” – John Coltrane Quartet “ ballads” – Bob Dylan “Oh Mercy” – Bill Evans/ Jim Hall “Undercurrent” – George Benson “love for sale” – Hugh Masekela “Hops” – Miles Devis “Kind of Blue” – herb Alpert “Under a Spanish Moon” – Keith Jarrett “The Koln concert” – Mario Biondi “Handful of soul” – John Coltrane “A love supreme” – John Coltrane “Blue Train” – Diana Krall “ the very best of”…….