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AMPLIFICATORE INTEGRATO
ROYAL
DEVICE Blu Eyes 53 mk I
La classe A S.E. secondo Royal Device.
di Giuseppe Alesii

L’amplificazione costituisce la parte
centrale di un impianto e un buon amplificatore
integrato, se ben realizzato, non ha nulla a che
invidiare nei confronti di un due telai di pari
potenza. In molti casi l’elettronica potrebbe essere
destinata a rimanere “cuore” dell’impianto per molti
anni a seconda dei gusti e delle nuove esigenze del
proprietario diventando, talvolta, inseparabile
amico e, spesso, scelta definitiva. Nel vasto
panorama di proposte concernenti il settore
dell’amplificazione integrata si segnala, per l’alto
grado di ingegnerizzazione, l’italiana Royal Device
di Roberto delle Curti con sede in Busto Arsizio.
Poco conosciuta nel nostro paese per la difficoltà
d’ascolto dei prodotti nei negozi di alta fedeltà,
risulta essere molto apprezzata negli U.S.A. dove,
in particolare diffusori e amplificazioni, hanno
raccolto un buon consenso da parte della critica
anche a dispetto dei prezzi di vendita che risultano
più elevati rispetto a quelli d’origine.
Royal Device si rivolge ad un pubblico di
appassionati dal palato raffinato e quello che ci
troviamo dinanzi è un integrato dalla forte
personalità e con un design dal “minimalismo” più
assoluto che rispecchia l’indole del progettista che
risulta essere anticonformista introducendo, in
tutte le sue elettroniche, la classe A senza
controreazione ne locale che totale con ricerca di
circuiti semplici (ma non banali) e di alimentazioni
ben dimensionate e di qualità. Dando uno sguardo
alle realizzazioni sul sito www.royaldevice.com
scopriamo di non avere una produzione ampia (ma
neppure ridotta) e ogni singola elettronica viene
assemblata esclusivamente dall’ideatore. Il Blu Eyse
53 è un integrato realizzato interamente in acciaio
lucidato a specchio il cui pannello frontale, oltre
alla manopola del volume in alluminio piena lucidata
a mano e collocata sulla sinistra, presenta solo tre
led ubicati al centro del pannello. “Posta in”
operatività l’elettronica, il led centrale assume il
colore rosso poco intenso mentre i due posti a lato,
durante il funzionamento si accendono in modo
impulsivo a tempo di musica comportandosi da
indicatori di livello assumendo un colore blu. Per
scelta estetica non sono riportate scritte ne sono
presenti uscita cuffia, selettori, muting,
bilanciamento e non si ha a disposizione il comando
a distanza (disponibile su richiesta). Se durante il
funzionamento a volumi molto sostenuti il led rosso
dovesse diventare di colore intenso ciò indica che
l’amplificatore è quasi arrivato al “clipping” (cosa
che non è mai avvenuta pur avendolo portato
l’amplificazione a volumi d’ascolto quasi
insostenibili). Guardando il componente sul lato
posteriore abbiamo il tasto d’accensione posto sulla
destra con sotto la vaschetta IEC/portafusibile, al
centro i sei morsetti di uscita per il collegamento
dei diffusori di qualità molto elevata (con
possibilità di bi-wiring in simil bi-amp RD) e due
ingressi RCA dorati hi-end di ottima qualità con a
fianco l’interruttore per la selezione.

La scelta di un amplificatore in linea di
massima è legata o risulta dipendere al tipo di
diffusore che deve pilotare, ma questa regola sembra
non valere per il Blu Eyes 53. Estremamente
versatile, la casa produttrice dichiara la potenza
d’uscita di 50 W per canale (a 230V) con qualsiasi
impedenza disponibile mediante configurazione
interna dei trasformatori BE51 con impedenze
rispettivamente di (riassumendo in breve)
1-1,5-2-4-6-8-10-12-16-20 ohm e con tenuta di carico
per massima potenza di uscita sino ad impedenze
minime rispettive di 0,75-1-1,5-3-4,5-6-8-10-12-16
ohm, si ha la possibilità di impostare, per
diffusori pilotabili in bi amplificazione, impedenze
diverse sia per le frequenze basse che per quelle
alte. Lo sforzo sostenuto da Roberto Delle Curti al
fine di soddisfare anche le esigenze “estreme” di
sistemi di altoparlanti con impedenze elettriche
complesse, più esigenti in corrente o con scarsa
sensibilità, non solo permettono di poter
interfacciare al meglio l’integrato con il
diffusore, ma anche di “personalizzare” il suono
divertendosi a configurare i trasformatori con le
infinite combinazioni per coglierne, nei risultati,
ogni sottile sfumatura. La possibilità di scegliere
l’ impedenza gioca un ruolo molto importante sia dal
punto di vista elettrico, in quanto ci consente di
avere configurazioni più performanti, sia da quello
di vista “sonico”. I trasformatori BE51 solo per le
impedenze che vanno da 4 a 10 Ohm permettono un
settaggio di una trentina di combinazioni e proprio
su questo punto cercherò di essere più chiaro. Il
sistema di altoparlanti utilizzato per la prova
(Base Canton adattata a componentistica Ciare) ha
una impedenza nominale media di circa 5,5 Ohm. Per
tale valore possiamo impostare i trasformatori ad
esempio con l’impedenza di 7,7 Ohm, 7,4 o di 7,1
oppure scendere ulteriormente a valori di 6,6 Ohm,
5,9 - 5,3 - 4,7- 4,6 - 4,5 - 4 al fine di ottenere
un “addolcimento” degli acuti, un basso che ha un
“maggior freno” o un medio molto più “naturale”. È
dunque l’amplificazione che “detta legge” e non il
sistema di altoparlanti. Per comprendere
ulteriormente il perché di questa singolare scelta
dobbiamo necessariamente esporre un minimo di teoria
che riguarda, nello specifico, il funzionamento
degli amplificatori in classe A. Se prendiamo in
considerazione un generico amplificatore in classe A
da 50 W a canale su una impedenza di 8 ohm e lo
interfacciamo con un diffusore con il suo carico
nominale (medio) di 8 ohm questo, nella realtà, si
discosta in modo consistente dal valore nominale per
una escursione anche notevole che potremo valutare
approssimativamente nel minimo di 4 ohm ad un
massimo di 12 (e le eccezioni a tale comportamento
sono veramente pochissime). Tralasciando le formule
che legano la potenza alla tensione di picco ed alla
corrente di picco con il carico ohmico del diffusore
si può tranquillamente riassumere che la potenza
erogata dal generico amplificatore (50W su 8 ohm) al
dimezzarsi del carico dell’impedenza raddoppia e ciò
può essere considerato positivo, ma
se raddoppia la potenza al dimezzarsi dell'impedenza
di carico, lo smorzamento aumenta, ma non e' detto
che cio' sia cosa buona, anzi di solito, fa
"suonare" peggio l'amplificatore, per cui e' molto
meglio tentare di avere una potenza quasi costante
(il più costante possibile) al variare
dell'impedenza di carico.
In conclusione Roberto delle Curti ha ottimizzato il
circuito e realizzato opportuni trasformatori con i
quali, se ben predisposti, il Blu Eyes può esprimere
tutta la sua classe d’appartenenza che si riassume
in suono caldo ed avvolgente tipico dei “monotriodi”,
pieno della magia che solo le medie ed alte
frequenza limpide e precise sanno dare e con una
elevatissima capacità di pilotaggio con bassi
smorzati e ben modulati.
Nell’elettronica non vengono utilizzati
microprocessori e in assenza di segnale, dopo circa
10 secondi, si pone automaticamente nella posizione
standby. Lavorando in piena classe A le temperature
d’esercizio possono diventare elevate e, comunque,
raggiunti i 70 gradi centigradi apposito
interruttore termico spegne l’elettronica
riattivandola al di sotto dei 50 gradi. Nelle prove
effettuate a volumi d’ascolto “normali” il
componente non si è mai surriscaldato rimanendo
sempre tiepido e raggiungendo temperature più
elevate quando si richiedeva uno sforzo maggiore e
per un tempo prolungato. Si segnala l’estrema
precisione del volume che il costruttore non ha
esitato a scegliere fra la migliore componentistica
presente nel mercato.
È possibile utilizzare l’elettronica come
un vero e proprio amplificatore per cuffie in classe
A configurando i trasformatori secondo le
indicazioni degli appositi schemi forniti con
infinita gioia degli amanti di questo genere
d’ascolto. Il Blu Eyes 53 dispone di soli due
ingressi con selettore posto sul retro del pannello
(tipica degli amplificatori a valvola). Tale scelta,
per molti audiofili,
potrebbe essere considerata “limitata” in termini di
operatività ma, ricordo, che non stiamo parlando di
un prodotto "commerciale" bensì di un Royal Device
dove nulla è lasciato al caso e tutto è curato nei
minimi dettagli.
Molta importanza è stata data allo chassis che vede
l’utilizzo di spesse lastre di acciaio lucidate a
specchio e di quattro piedini in grado di smorzare
ogni tipo di vibrazione o rientro acustico, in modo
da preservare nella maggior misura l’incontaminato
fluire del segnale e, la sua “essenza”, è di ben 15
Kg. È possibile accedere all’interno con due soli
giri alle viti poste sul frontale, mettendo su un
lato l’elettronica e, svitati i quattro piedini in
gomma, si riesce a sfilare lo spesso coperchio in
acciaio. Spicca il trasformatore toroidale di
generose dimensioni, la circuitazione dual mono, i
due trasformatori BE51 e la realizzazione nel
complesso è ordinata ma la filatura risulta
“abbondante”. Se ci chiediamo come mai non si
dispone di uscita pre-out adducendola ad una
mancanza, scopriamo che l’elettronica risulta
costruita
con il solo stadio di uscita e quindi con
trasformatore di accoppiamento amplificatore
di ingresso appositamente studiato per pilotare gli
unici due transistor finali single ended classe A in
controfase di uscita.

La controreazione locale e totale zero, i
transistor finali in connessione a emettitore comune
per il solo funzionamento in classe A con guadagno
sia in tensione che in corrente, la polarizzazione
dei finali solo con quattro resistenze e
l’efficienza dello stadio finale al 70% mentre negli
altri amplificatori in classe A è inferiore al 25%
sono le “prerogative” che il costruttore tende a
sottolineare nel pratico e completo manuale d’uso e
manutenzione. Sui dati sopra riportati mi riservo il
cd. “beneficio dell’inventario” non avendo adeguata
strumentazione tecnica per la verifica. La dotazione
comprende oltre al manuale d’istruzione e schemi per
la configurazione dei trasformatori un buon cavo di
rete. I transistor finali (due per canale) sono
ancorati direttamente alla base
dell’amplificatore e sfruttano quindi tutta la massa
in acciaio per la dispersione del calore generato
tipico delle amplificazioni inglesi (Exposure,
Alchemist ecc).
Ad ogni modo vale veramente la pena
visitare il sito della Royal Device per addentrarci
in alcuni dettagli tecnici che ci consentiranno di
comprendere meglio quali siano le “giustificazioni
teoriche” delle qualità sonore del Blue Eyes 53. La
conoscenza di tali teorie fornirà un ulteriore
elemento di valutazione dei componenti audio
prodotti per un primo confronto “tecnologico” con
elettroniche di altre marche.
Prova d’ascolto.
Particolarmente interessante ed intrigante
è risultata questa prova d’ascolto. Ho avuto a
disposizione l’amplificatore Blu Eyes 53 dal mese di
maggio e, prima di “settarlo” in modo ottimale
(almeno per i miei gusti musicali) ho voluto mettere
alla prova le infinite possibilità messe a
disposizione dai trasformatori BE 51. Per ogni
settaggio si dispone della stessa amplificazione, ma
con sfaccettature molto diverse. La sua impostazione
timbrica è sostanzialmente neutra, trasparente,
priva di ornamenti che possono talvolta contribuire
a rendere più garbata la riproduzione sonora tipica
degli amplificatori “valvolari”; accurata la
proiezione dei più piccoli contrasti dinamici. La
scena sonora si presenta estremamente larga e gli
strumenti vengono ottimamente posizionati nello
spazio. La disinvoltura nella riproduzione anche dei
brani più impegnativi e i dettagli restituiti (micro
e macro) sono fantastici. Gli strumenti ad arco e
gli ottoni anche se suonati a tutta forza, sono
resi, in ogni circostanza, con immediatezza e con la
dovuta presenza, senza velature di sorta. I piani
sonori possono essere facilmente distinti dando la
sensazione di vivere l’evento e la possibilità di
soffermarci su ogni strumento per coglierne appieno
ogni sfumatura. Le percussioni ed i piatti vengono
restituiti con realismo e gli applausi che
accompagnano l’apertura o la chiusura di ogni brano
sono semplicemente perfetti. Abbagliante per
velocità e sicurezza con una buona riserva di
potenza, il piacere è al massimo e la fatica
d’ascolto risulta inesistente! La potenza a
disposizione è tanta e, anche se non dispongo della
strumentazione per misurarla, per esperienza posso
asserire che rispetta abbondantemente i dati
dichiarati dal costruttore. Con l’incisione “Idle
Moments”, la chitarra di Grant Green, il tenox Sax
di Joe Henderson, il piano di Bob Cranshaw hanno
esibito un sound incisivo e realistico con una
rappresentazione talmente coinvolgente che sembra di
trovarsi “dal vivo”. I diffusori letteralmente
scompaiono e rimane solo la Musica, la riproduzione
veritiera di ogni singolo strumento, ogni sfumatura
e dettaglio che con altre elettroniche non sono mai
state così belle! La correttezza timbrica è molto
buona e tende piacevolmente verso i toni chiari e
luminosi, non riscontrando, anche nei passaggi più
“affollati”, segni di eccessiva affilatezza o
eccessivo contrasto. Se mi venisse chiesto con quale
amplificazione integrata si potrebbe “mettere in
relazione” il suono del Blu Eyes 53, senza ombra di
dubbio risponderei con amplificazioni di
prezzo/livello “molto, molto superiore” e
risulterebbe difficile trovare un marchio da
“affiancargli” (anche se a volte mi ricorda un
filino il timbro AR) perché, Royal Device non vuole
essere un prodotto “commerciale” e non intende,
quindi, somigliare a nessuno. Da piacevole e
raffinato compagno di ascolti prolungati e
rilassanti, l’apparecchio si trasforma in aggressivo
e performante qualora il genere musicale lo richieda
o quando, semplicemente, il nostro desiderio di
ascoltare musica a volumi sostenuti vuole essere
soddisfatto avendo a disposizione ben 50 W (con
qualsiasi impedenza) a canale che spingono bene,
nell’ascolto domestico, qualsiasi tipo di diffusore.
Non è necessario essere tecnici audio per apprezzare
la superiore qualità dell’amplificazione in esame ma
è sufficiente ascoltare per capire fin dalle prime
note la Classe d’appartenenza. Naturalmente dato che
nessuna prova strumentale per quanto precisa e
rigorosa può essere rivelatrice come il nostro
orecchio, prima di esprimere un qualsiasi giudizio
in merito, ognuno potrà verificare di persona ciò
che sto affermando.
Conclusioni
Ad eccezione del pre-phono
“Rubina” provato sul
n.17 di Videohifi.com ritengo che non sia mai stata
pubblicata, nelle riviste italiane specializzate nel
settore, una prova di amplificazioni Royal Device.
Tenuto conto che la versione della prova altro non è
che un “semplice” Blu Eyes 53 non oso minimamente
immaginare cosa potrebbe riservare l’ascolto della
sua ”evoluzione” che affina ulteriormente i
trasformatori e colloca l’alimentazione induttiva
all’esterno dell’elettronica! Grande suono davvero
per questa elettronica e non un sentimento dettato
dall’affetto per il marchio, si tratta veramente di
un amplificatore dalle caratteristiche musicali
convincenti e di valore
ben costruito sia sotto il profilo tecnico che
timbrico che di sicuro invoglierà molti appassionati
a fare il “salto di qualità” al proprio impianto. Se si considera il prezzo di listino tutt’altro che improponibile e molto più contenuto
di quello che si potrebbe attendere visto le
eccellenti doti soniche e di erogazione nonché la
garanzia e l’affidabilità di una costruzione
artigianale ed orgogliosamente italiana, ritengo che
quest’elettronica riesca a dare “filo da torcere” a
molti amplificazioni integrate di altissimo pregio
se non addirittura a pre/finali anche di prezzo
superiore ai 4.000,00 Euro. Nonostante sia stato
possessore ed utilizzatore di amplificazioni
integrate tra cui Esposure - Alchemist - Nad -
C.E.C. - Audio Analogue - A/R - H/K - Lector -
Electrocompaniet - Densen - Marantz ecc., mai
nessuna mi ha entusiasmato ed emozionato come questa
Royal Device. Non sarà certamente il miglior
integrato al mondo, ma reputo il componente un
ottimo acquisto che sicuramente non riserverà brutte
sorprese a nessuno e che non passerà inosservato per
la sua linea pulita e semplice ed i suoi bellissimi
“occhietti” blu.

Componenti utilizzati per la prova:
Giradischi Dunlop/Systemdek IIS
Braccio REGA RB 300 R
Fonorivelatore DENON DL 103 SA –
Ortofon MC 10 “supreme”/trasformatore Ortofon –
Shure V15 IV
Pre phono Trichord Research “Diablo”
Lettore CD Audio Analogue “Paganini
24/192”
Diffusori CANTON adattati a
componentistica (e progetto) Ciare
Cavi segnale Nordost
Cavi potenza Kimber Kable
Amplificatore di riferimento C.E.C. AMP
3300R
Principali dischi (LP-CD) di “riferimento”:
Lou Reed “Berlin” - Fabrizio
Bosso & Flavio Boltro “Trumpet legacy” – Sonny
Rollins “ Newk’s Time” - Jimmy Smith “Cool Blues” –
Gianni Basso & Renato Sellani “ Body and Soul” –
Miles Devis “Someday My Price Will Come” – Stefano
Bollani Trio “ falando de Amor” – Roberta Gambarini
& Hank Jones “You Are There” – Peder af Ugglas
“Autumn Shuffle” – Sonny Clark “Cool Struttin’” –
Bobby Hutcherson “Oblique” – Rossana Casale “Jazz in
me” – Bob Dylan “Together” – Doc Powell “The Doctor”
– Vasco “il mondo che vorrei” – Herbie Hancock
“river” – Miles Devis “ Porgy and Bess” – Stefano
Bollani trio “I’m In The Mood For Love” – Francesco
cafiso New York quartet “New york lullaby” Diana
Krall “quiet nights” – Coleman Hawkins “The hawk
flies high” – John Coltrane “Coltrane for Lovers” –
Mario Crispi “arenaria” – Roberta Gambarini “Easy to
Love” – Bill Evans “The Paris Concert” – Pat
Matheny Group“ The Road to You” – Pat Metheny Group
“ Life” – Pat Metheny Mc Bride&Sanchez “Day Trip”-
Frank Zappa “Hot Ratz” – Antonio Forcione Quartet “
in concert” – John Coltrane Quartet “ ballads” – Bob
Dylan “Oh Mercy” – Bill Evans/ Jim Hall
“Undercurrent” – George Benson “love for sale” –
Hugh Masekela “Hops” – Miles Devis “Kind of Blue” –
herb Alpert “Under a Spanish Moon” – Keith Jarrett
“The Koln concert” – Mario Biondi “Handful of soul”
– John Coltrane “A love supreme” – John Coltrane
“Blue Train” – Diana Krall “ the very best of”…….
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