|
Be', tutto inizio' quest'estate agli
inizi di Agosto, il giorno prima di
partire per una settimana di relax sulle
Dolomiti. L'auto era pronta con
tutto il suo fardello e ci stava pure la
mia MARTIN 00028 acustica, gia'
appoggiata sul sedile posteriore. Ma
devo dire il vero, non avevo avuto
ancora il modo di trovarmi un
amplificatore per elettrificarla,
che andasse veramente bene per "lei" e
che fosse pure portatile. Avevo visto
dei piccoli "scatolotti" in un negozio
di strumentazione musicale, roba cinese,
che invade il mercato e che suona
decisamente da pena, ma da' il senso
della "professionalita' ", con tanto di
"scatola nera ricoperta in film plastico
goffrato" e finti "salvaspigoli", e
manopole per volume, controlli di tono a
5 bande, compresa quella del 40 Hz!!!
con un altoparlante forse da 10 cm in
scatola da una spanna per una spanna,
jack di inclusione di effetto esterno
ecc.ecc..
Il Marshall VALVESTATE che ho in sala,
era troppo grande per essere
trasportato, sì, ci avevo messo anche le
rotelle se e' per quello ma, dato che
non c'era piu' spazio nel baule, vi
immaginate a tirarlo come un carrello da
campeggio dietro la BMW?
Suonasse bene poi, ma non riesco
piu' a sopportarlo... mmm, e in piu',
quando lo accendi fa "rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr",
oppure "cheeeeeeeeeeeeeennnnnnnnn",
avete presente?
Come facciano a costruire questi
generatori di ronzio non lo so. Sì, in
effetti costruirli e' facile, e'
venderli che mi lascia perplesso.
L'unica cosa che si salva forse e'
l'unita' di riverbero interna e il cono
CELESTION da 12 pollici. Gia' lo avevo
smontato per rifare tutte le masse
sul Circuito stampato tirate un po' a
caso e come viene. Il ronzio si e'
ridotto certo, ma sempre
efficacemente fastidioso.
Esclusa quindi la possibilita' di
tirarlo dietro l'auto come una roulotte
e visto che il TIR appresso per
spostarlo non ce lo avevo, ho escluso
l'idea.
Scendo in garage per guardami un po' in
giro e vedere se mancava qualcosa da
infilare negli ultimi rimasugli di spazi
del baule, insieme alla piccola valigia
ed il resto.
Volevo caricarmi anche qualche bottiglia
di vino per la settimana e casualmente
(si fa per dire), l'occhio cade su una
cassetta in legno di un paio di
bottiglie di rosso italiano, che non
avevo mai buttato (intendo la cassetta,
non le bottiglie che ormai erano forse
solo nell'antichita' della memoria). Era
lì con dentro delle cianfrusaglie. Casa
vinicola "NERA", della Valtellina. Era
lì che diceva: be' che aspetti? datti da
fare no? in fondo prima della partenza
mancano ancora un po' di ore. Per
metterci le cianfrusaglie usi una
scatola di cartone no?
In effetti, non mi sono lasciato
coinvolgere dalle stupidaggini audiofile,
e nemmeno da quelle scritte a chiare
lettere dappertutto come "applicazione
rigorosa di dette stupidaggini", ma mi
sono lasciato andare un po' alla mia esperienza
ed alla semplicita' delle cose.
Mi piaceva l'idea della "portatilita'",
della "FONO VALIGIA" (ve la ricordate?),
ed anche di un diffusore dentro ad una
scatola di vino come gia' avevo fatto
quando avevo 16 anni dopo essere tornato
dall'Australia.
Mi ero costruito due diffusori con due
cassette in legno fatte per alloggiare
due bottiglie di vino, recuperando 4
altoparlanti, TUTTI rigorosamente
DIFFERENTI tra loro, da diverse radio a
valvole e che i nostri nonni chiamavano
gli "AUTOPARLANTI delle ARADIO"
ricordate? Bellissimo
poi, riempiendo un po' le cassette con
cotone idrofilo (avevo sentito che così
era meglio) e finalmente collegate poi
al mio RADIO REGISTRATORE
portatile SANYO (75.000 lire del '70),
da un MONO ci tiravo fuori uno "STEREO".
E chi li aveva i soldi per un vero
stereo a cassette? Io no.
Che tempi erano quelli, si costruivano i
radiomicrofoni per metterli nella camera
delle ragazze quando si andava in ferie
insieme in montagna con l'oratorio, per
poter ascoltare cosa si raccontavano tra
loro di noi ragazzi, e li si piazzava
sotto il cassettone della loro camera,
infilati dentro la classica scatoletta
di cartone delle MARLBORO con 4
transistor, un microfono, un pezzo di
filo ripiegato per antenna ed un
circuito (che ai tempi era fuori dalla realta'), che spegneva automaticamente
il trasmettitore dopo 4 ore per non
consumare la pila da 9 volt e che in
stand-by consumava 9Volt/10 megaohm,
cioe' 0,9 microampere contro i 20
milliampere del trasmettitore, ed il
circuito di spegnimento/attivazione era
grande circa 1,5 cm quadrati e spesso
meno di mezzo centimetro.
Poi, il giorno dopo, scappatina veloce
prima di cena, in 3 o 4 in camera loro a
fare un po' di casino, uno distraeva un
po' le presenti, e l'altro schiacciava
il pulsantino delle Marlboro e ZAC,
altre 4 ore di trasmissione che veniva
radioregistrata dal SANYO. La legge
della "privacy" non c'era ancora nel
1971,
e poi, quando le ragazze sentirono la
cassetta, ci facemmo delle immense
risate, ma dopo averle tenute in "SUSPENCE"
per mesi, asserendo che esisteva una
registrazione a loro insaputa!
Ci ridevano dietro.
Immaginate la loro faccia quando un bel
giorno, in una riunione, salta fuori il
SANYO e facendo CLICK sul play,
inizio' la serie di "confessioni"?,
urla e stridore di denti ...
oggi si e' perso il bello della
semplicita', tutto e' scontato ed a
portata di mano, si usano le videocamere
sui telefonini.... ma che gusto c'e'.
Son capaci tutti così...
Che tempi.... fresare e molare le
capocchie in plastica dei transistor e
segarci le gambette per farci star
dentro il tutto. Oggi sapete chi e'
stato il precursore degli SMD.
Così, un po' nell'idea delle cose belle
e semplici, un po' con quella di
rivivere certe fantastiche ed
emozionanti esperienze passate,
presi la cassetta di legno della NERA e
mi misi ad assemblarla, in quello che
poi divento' l'amplificatore da chitarra
portatile per le ferie.
Un bel 17 cm cono in carta (quello delle
ERICA HORN da 96 dB, poi sostituito con
lo stesso con rifasatore a FUNGO
FRONTALE) ed un TW VIFA che
avanzava e che si era leggermente
bollato sulla superficie della membrana
(ma poi ben ripristinato e con segata la
flangia perche' non ci stava). Poi un
bel circuito BLU
EYES calibrato per 40 Watt su 3 ohm
(30 watt su 4 ohm), trasformatore di
alimentazione esterno e poco ingombrante
e ZAC, poche ore dopo era pronta una
favola di amplificatore in SINGLE
ENDED senza controreazione alcuna in
CLASSE A alla massima potenza di uscita,
che come rumore di fondo fa:
"
"
non siete riusciti a leggere il rumore?
Ed infatti così e', sia con connessa la
MARTIN che sconnessa. Non credevo alle
mie orecchie.
Troppo bello per essere vero....
inserisco la jack con un po' di timore,
alzo il volume piano piano, sento che la
chitarra e' amplificata, ma attendo,
cerco il plettro in tasca dove non
mancano mai, scelgo quello giusto, una
pennata ed ecco il Marshall che scompare
in meno di mezzo microsecondo
dall'anticamera del cervello.
Poi lascio il plettro e via con STAIRWAY
to HEAVEN (che non e' solo una canzone
dei LED ZEPPELIN).
che favola.... non ci credevo...
La parte interna dell'"amp-valigia" si
apre posteriormente, così da poterlo
posizionare anche vicino al muro,
creando una sorta di riflessione
posteriore. L'apertura e' a PIACERE. Uno
lo apre e lo chiude come e quanto vuole,
così al limite prende anche aria (se poi
serve, dato che scalda praticamente
nulla). L'aletta e' un pezzo di
alluminio da 5 mm di spessore e basta
per i 40 Watt in CLASSE A pura alla
massima potenza.
Voi vi chiederete cosa c'entra lo
CHAMPAGNE?
In effetti all'inizio non c'entrava
nulla, pero' una volta arrivati a
destinazione, trovai in cantina,
un'altra cassetta di legno (appunto di
champagne, vuota naturalmente), da cui
pensai di ricavarci solo la parte di
chiusura per applicarla sul fronte del
mio "amp-valigia". Chiesi a Paola (Paola
e' mia moglie), se dovevo verniciarla o
dare una mano di impregnante, ma lei
disse: e' bello così com'e', e così
rimase, con due chiusure, una di fronte
ed una posteriore.
Alla fine ottenni:
1 - la chiusura frontale dove, in caso
di trasporto, non si rischia di
infilarci la punta dell'ombrello nel WF
o nel TW quando riponi tutto di nuovo
nel baule.
2 - un controllo della direttivita'
frontale del suono emesso.
In pratica la parte apribile frontale, se messa a
180° o a "V" rispetto al fronte
dell'amplificatore, ne aumenta
l'efficienza del sistema, in soldoni, si
sente piu' forte e carica anche di piu'
il basso. La parete posteriore, se
esiste, ed il pavimento (se si pone per
terra) aumentano la sonorita' riflessa
(in ambiente normale) creando una sorta
di riverberazione. Poi uno se la gioca
come vuole. Del resto, tutti gli amp per
chitarra sono aperti dietro, mica li
chiudono in bass reflex. Chiaro no?
Ma quello che conta e' che suoni bene,
ma bene bene.... cioe', con una
naturalezza divina...
EDO, ci sei?
Lui, ma anche altri lo hanno sentito.
Una dinamica da sballo (e' un dipolo). E
gia' nella mia sala completamente
insonorizzata, fa esplodere
letteralmente la MARTIN. Una timbrica
eccezionale anche se sulla chitarra e'
montato, per ora, il solo pick-up
piezo. Vedremo di aggiungerci anche il
microfonino interno (come del resto ha
anche la MARTIN 00028 di Eric Clapton).
Ma quella, sara' una cosa da fare con
piu' calma. Inoltre in commercio, quell'aggiunta
e' fatta con un mixerino ad operazionali
SMD - ma avete presente? Quando sara',
vedremo di fare qualcosina di meglio del
commercio.
Per ora, mi diverto gia' anche così.
Alla fine, forse molti non lo
sanno, ma il BLU EYES era nato come
amplificatore per chitarra,
poi qualcuno, quando lo ascolto' nella
prima versione in stereo - posto su un
pezzo di legno- gia' con alimentazione
induttiva, disse che era sprecato
per un'applicazione così banale. Quando
e' pronto, mandamelo mi disse.
In effetti poi, viste le premesse,
il progetto prese una via diversa, che
conoscete, ma ora siamo ritornati al
PRINCIPIO.
e che PRINCIPIO...
|