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| Si riportano alcuni commenti o recensioni di persone che hanno avuto la possibilita' di ascoltare la sala audio Royal Device in tempi diversi. Si rammenta che nel corso del tempo diversi interventi si sono susseguiti nella sala audio al fine di migliorare sempre piu' la produzione sonora. |
| Stefano S. |
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From: Stefano S.
Sent: Wednesday, March 03, 2010 11:13 AM
To: rdellecurti
Subject: Impressioni d'ascolto e MusicoTerapia
Ciao Roberto,
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| Giacomo P. |
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----- Original Message ----- From: Giacomo P. To: rdc Sent: Wednesday, November 12, 2008 11:00 PM Subject: R: cose veloci, si fa per dire.... Caro Roberto, ti ringrazio per lo splendido pomeriggio dell’altro giorno, e ti copio alcuni pensieri che ho scritto altrove, in modo da condividere anche con te le mie considerazioni/conclusioni a mente fredda. “Di recente circolava un certo interesse sui prodotti Royal Device... E proprio a fagiolo, capita che nelle scorse settimane abbia fatto qualche capatina dall'amico Roberto Delle Curti per saggiare alcune novità. Settimana scorsa, in particolare, ho passato l'intero pomeriggio da lui per un vero e proprio confronto tra la mia catena sorgente-pre-finale e le sue elettroniche. Diffusori comuni, ovviamente le Laura. L'esperienza è stata talmente ben condotta, e talmente interessante, che per una volta mando al diavolo il riserbo e vi racconto tutto, anche perchè l'entusiasmo ha toccato vette inesplorate. Il mio impianto è visibile nel profilo. Come si nota, possiedo le Laura aggiornate alla seconda versione, ed elettroniche di terze parti. Queste ultime le ho scelte / costruite con in mente le filosofie di Roberto, facendo del mio meglio per avvicinarmici con quel che offrivano altri progetti, in più step, stando sull'usato, per dilazionare e stare nel portafogli, ma restando più vicino possibile alla strada maestra. Infatti, come già detto e ripetuto, le Laura sono fatte per costruirvi attorno una catena come da dettami del loro "papà"; nient'altro riuscirà a farle cantare allo stesso modo. Questo assunto non vale per tutti i costruttori, ma nel caso di Roberto ormai l'ho pluriverificato... E ne parlerò evidentemente anche in questo resoconto. Quindi si vede un preamplificatore Audible Illusions M3A, single-ended senza controreazione, ed un recente finale First Watt F4, power buffer senza controreazione ed estremamente minimale. L'avvento della terza evoluzione delle Laura aveva creato qualche scompenso nella mia lista delle cose da fare; questa prova era per capire se fosse più importante passare ad amplificare con gli ultimi Blu Eyes, oppure aggiornare i diffusori. Per chi non conoscesse, questo il teatro della battaglia: http://tinyurl.com/5lve93 Piazzata la mia roba, la prova è stata condotta mettendo un disco uguale in entrambi i CD player e collegando "a caldo" (almeno sul mio finale, che ha bisogno d'essere in temperatura per suonare al meglio, mentre il suo veniva spento ogni volta) i diffusori da una catena all'altra, ripetendo anche più volte i brani nei punti "critici", per assorbire bene le differenze. Faccio notare che il valore (prezzo) dei miei apparecchi, sul nuovo, rispetto ai suoi, è circa tre volte tanto. Partendo già con la mente orientata ad una superiorità dei suoi prodotti, in quanto logico complemento della filosofia RDC con cui le Laura sono state pensate, c'era da verificare il divario. La risposta, con grande sollievo del sottoscritto, è che indubbiamente i Blu Eyes sono superiori, ma la mia catena s'è difesa tutto sommato bene. In termini di dettaglio le due catene non erano particolarmente diverse; un po' più rifinita ed analitica la sua, un po' più corposa e smussata la mia. Timbricamente, come già si sarà capito, la mia virava leggermente al caldo, la sua molto neutra. Quel che succedeva alla scena era stretta conseguenza di quel comportamento in termini di precisione e dettaglio: scultorea la sua, focalizzatissima, e leggermente più sfocata, a tratti un po' a spasso, la mia, ma pur sempre ottima in termini assoluti. Piccola parentesi: credo che in quella sala, con i diffusori così posizionati, avere un'immagine scrausa sarebbe stato difficile persino per un compattone, a patto che potesse fornire un minimo di informazioni. Ma andrebbe verificato, e non credo di portargliene uno da provare. Laddove inizia a non esserci più storia è nel trio dinamica/naturalezza/basso. La dinamica dell'integrato BE-53 mkII è travolgente, seguendo micro e macro contrasti senza sforzo, senza peso, senza nessun indurimento; la naturalezza è beneficiaria di questa nonchalance, esempio dominante il pianoforte e la voce nei passaggi più intensi. Entrambi, con la mia amplificazione tirata ad un livello "live", hanno la costante tendenza a "picchiare"; non è un fatto di distorsione comunemente intesa, l'amplificazione ce la fa, il punto è che il suono esce con una compressione che manca completamente nell'altra. Le picchiate di pianoforte più intense splendono nell'aria con i Blu Eyes, mentre, in confronto, escono impastate e a tratti fastidiose con i miei oggetti. Lo stesso dicasi per le voci, tutto bene finchè non c'è una dinamica imperiosa da seguire, dopodichè si avverte l'abisso. La spiegazione di Roberto, come ho accennato, non riguarda minimamente la distorsione armonica degli amplificatori; insomma, non è che il suo ce la faccia e il mio no, a quel volume. Sostiene che il tutto derivi dall'implementazione del guadagno, e che il suo metodo a singolo transistor e tutto il resto a trasformatori, con gli altri suoi accorgimenti (specie nell'alimentazione), renda il risultato libero da quella compressione. In altre parole, non è una scala di qualità, in questo lui è molto perentorio: o "è", o "non è". E più esplicitamente... I suoi "sono", gli altri "non sono". Questo essere categorico, che tira sempre antipatie, è nella fattispecie un mero essere schietti. Io l'ho verificato con la mia catena, altri suoi clienti/ospiti l'hanno verificato con altre (anche molto costose, alcune stellari). Per quanto li si possa avvicinare in mille parametri (e probabilmente superare in alcuni, magari nel dettaglio, mettendo sul banco amplificazioni del costo di una berlina sportiva), non c'è verso che si faccia uscire dalle Laura la medesima naturalezza. Il basso, ultimo elemento del "trio degli incredibili" che non ho ancora descritto, è tutto un mondo a parte rispetto a quanto abbia ascoltato in giro. Per quanto buoni siano i diffusori, per quanto veloci ancorchè estesi, si trova sempre nel basso una connotazione gommosa. Anche in quegli impianti dove il basso "non è gommoso", comunque si percepisce un woofer che lavora. Anche se il woofer non esiste, anche se si tratta di un pannello, c'è qualcosa che non torna, e che distingue il basso della performance dal vivo dal basso "hi-fi", secondo me. Ebbene, da Roberto, parziali complici a suo dire le gole delle trombe che "decomprimono" la sala, il basso è una fusione impercettibile con le armoniche superiori dello strumento; al di là della coerenza senza pari, non si nota un punto in cui comincia a suonare "di woofer", è, per la prima volta, un basso che potrei descrivere come "arioso". Un basso arioso. Profondissimo, fin negli stretti paraggi dell'inudibile, eppure non solo articolato, ma addirittura etereo. Ovviamente quando l'incisione viene da strumenti acustici. Infatti è una sensazione che non si replica nemmeno con alcun ascolto dal vivo amplificato, ma che può essere capita solo mettendosi davanti ad un vero contrabbasso e pizzicandone le corde. La totale unicità di questo basso si smonta non appena si infila nella catena un componente diverso dai suoi; con i miei, il risultato era molto simile, ancora da applausi, ma non "completo"; la magia della perfezione si perdeva. Alla fine di tutto il pomeriggio di ascolti, Roberto ha pensato di giocarmi un bel tiro; dopo aver dato tutto 'sto peso alle catene a monte, ed aver ascoltato tutto il tempo con le Laura mk3, d'un tratto mi dice: "Ora ti stacco il nuovo componente, e passiamo alla tua condizione con le mk2". Fatto in venti secondi, rimesso un brano precedente, ed attenzione: un'impressione sgradevolissima. L'ho guardato e gli ho chiesto se stesse scherzando. Ha riso. Mi veniva da storcere naso e labbra sentendo la chiarezza splendente delle voci comprimersi in un inscatolamento indecoroso, e tutto il dettaglio del medioalto andare a impastarsi insieme, chiudersi, restringere apparentemente di brutto la risposta dei diffusori (che invece, in termini di range, è la stessa). Una doccia fredda, a sbattermi in faccia la realtà che quelli, invero, non erano i miei diffusori. Le Laura mk2 (mia versione) vedono il woofer, non filtrato, incrociarsi con il tweeter intorno ai 9 kHz, a 24 dB/ottava. La pendenza naturale del woofer viene man mano livellata con l'attacco del tweeter, e questo è quanto. Non suonano male, ci convivo ogni giorno da sette anni e non accenno a stancarmene, anzi. Le mk3 mantengono tutte le medesime caratteristiche fino al medioalto, con lo stesso woofer non filtrato, eccetera; tuttavia, viene aggiunto un driver a compressione in parallelo al tweeter a tromba, con un nuovo crossover. Il sistema quindi rimane sempre un due vie, tagliato molto in alto, ma stavolta il taglio avviene a 6.5 kHz, con lo stesso principio: 24 dB/ottava, il woofer pende ed il driver a compressione subentra ad integrarne la risposta. Il tweeter lo integra a sua volta e rifinisce fino a circa 17 kHz, oltre i quali, fino a qualcosa oltre i 20 kHz, si occupa di completare la risposta del diffusore dove l'altro non arriva più. Molto in breve, avviene che il woofer non si trova più solo soletto a stiracchiare i 9 kHz (che evidentemente, vista la prova-shock che mi è stata tirata, non è più tanto snello e brillante lassù), bensì viene aiutato a partire da 6, con incredibile, immane beneficio della chiarezza delle voci e tutto ciò che sta sopra, con anche ripercussioni forti sulla costruzione dell'immagine. L'efficienza del diffusore sale, la capacità dinamica nel medioalto cresce, con particolare enfasi nella microdinamica, e il dettaglio è impressionante. In cinque minuti realizzo quel che va realizzato: le Laura che possiedo io muoiono in confronto, non c'è storia, ed è una fortuna che a casa sia riuscito a riabituarmici. Ci è voluta una sera. Non è che le mie facciano schifo; lo facevano in commutazione diretta con le altre, dopo quattro ore di assuefazione al suono delle altre. Al termine di quest'esperienza, abbiamo ragionato un attimo insieme, e convenuto sul seguente punto: il primo intervento da fare riguarda l'upgrade delle Laura. I Blu-Eyes, pur portatori di una naturalezza tutta da riscoprire, sono uno step di minore impatto, e da vedersi eventualmente in seguito. Ultima chicca della giornata: prima che me ne andassi, ho domandato con quale impianto fosse solito ascoltare nel suo tempo libero (domanda un po' provocatoria... )... Mi ha raccontato che seduto s'annoia, e ascolta sempre suonandoci assieme (nella sala audio, infatti, sono presenti un pianoforte, chitarre e una batteria)... E per l'occasione utilizza tipicamente l'impiant"one", approfittando dell'energia super-live che sa restituire. Già che c'era, visto che non lo ascoltavo da parecchio, mi ha fatto rivivere l'ebbrezza. Riporto per comodità il link alla foto della configurazione attuale: http://www.royaldevice.com/customita3.htm Come si vede, anche i due canali composti da otto Laura ciascuno sono stati arricchiti del nuovo driver a compressione. Scrollando la pagina si può vedere il resto della costruzione della sala. Le due Laura più vicine al punto d'ascolto sono quelle con cui abbiamo condotto la prova che ho raccontato, ovviamente all'atto di usare l'impianto grande non sono in alcun modo coinvolte (e vengono avvicinate agli angoli anteriori della lastra di granito al centro, per non interferire con l'emissione del sistema). Si passa ad un pre con uscite multiple, che comanda tre differenti finali stereo; non so se si tratti delle versioni da 50, da 70 o da 100 watt, ma considerata l'efficienza del sistema (110 dB), anche la prima delle ipotesi è "preoccupante"... ...Ed in effetti facevo bene a preoccuparmi. Messo su il bellissimo brano "Stimela" di Hugh Masekela, sono stato letteralmente pietrificato sul divano. Ogni tanto facevano capolino i led del clipping dei finali, e vedendoli mi domandavo quanti diavolo di decibel mi stessi sparando nelle orecchie; il bello è che non c'era alcun cenno di fatica, avevo le orecchie fresche come due rose, solo mi scappava qualche risatina isterica a sentire dei colpi di rullante potenti come fucilate. Eravamo oltre il volume dell'ascolto dal vivo. Non so quanto sia estesa in basso quella registrazione; le trombe dei sub scendono fino a 10 Hz in flat, e sicuramente in più di un passaggio ho percepito le bordate infrasoniche, chiaramente non so fino a dove. La cosa bella è che quei mostri non fanno uscire un basso da "tamarri", non sono messi lì per darti la nausea, entrano invece con totale eleganza, andando a riempire la ristrettissima zona in cui le Laura non possono nulla e ricreando la percezione fisica che completa il realismo. L'impressione è di trovarsi sul palco (manco davanti, proprio sopra). Se fosse un film, l'impressione sarebbe di trovarsi all'inferno... Ma con classe Un lavoro veramente fine, a dispetto delle apparenze, affinato e cesellato per riproporre un'esperienza LIVE senza eguali. Almeno, senza eguali in tutto ciò che mi sia mai capitato di ascoltare... Ma questo, onestamente, già vale per quel che avevamo ascoltato prima: le due Laura mk3, il BE-53 mk2, il lettore CD modificato EV3: mai ascoltato null'altro di simile. Sono piccole esperienze che mi rendono orgoglioso di possedere questi diffusori (che al più presto aggiornerò, come detto), e mi spronano a stare alla larga dal fascino di quant'altro mi stuzzichi, per concentrarmi a portarle ad esprimersi al loro massimo. Sarebbe un sogno potermi dedicare una saletta e riempirla dei piccoli accorgimenti che Roberto mi suggerisce di tanto in tanto, creando un parcogiochi per la musica di sicura, eterna soddisfazione.
Un po' come ha fatto questo
intrepido:
Giacomo” rdc: Le LAURA MK3 spostate sono comunque coinvolte nell'ascolto della sala al suo completo, in quanto connesse in STEREOFONIA TRIDIMENSIONALE e quindi funzionanti, e confermo che i BLU EYES che utilizzo sono da 50 Watt/ch, ma sono ben 5 (totale 500 watt distribuiti sui vari diffusori in BI-AMPLIFICAZIONE PASSIVA), il SUBwoofer e' pilotato a parte da una altro mio ampli da 100 watt/ch e per forza di cose sotto-utilizzato. Rammento che al punto di ascolto (anecoico), il decadimento sonoro e' di diverse decine di dB. Come detto altrove L'efficienza TOTALE del SISTEMA NON e': POTENZA in WATT x SENSIBILITA' DIFFUSORE - FALSO POTENZA in WATT x SENSIBILITA' DIFFUSORE X COERENZA DEL SEGNALE EMESSO - VERO se la coerenza del segnale e' MOLTO alta, la potenza ACUSTICA che serve e' MOLTO bassa: da qui il fatto che al punto di ascolto l'efficienza del sistema puo' essere anche di decine di dB in meno, che il cervello non se ne accorge. Lo stesso vale per la risposta in frequenza - vedi link con esempio scientifico/intuitivo lampante (punto 2)
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| Matteo F. -Ascolto SOLO coppia LAURA MK3 - BLU EYES MK3 e EV3+lettore CD |
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Dear Roberto,
I am really sorry that I was not able to write you right away a gratitude letter of visit to your home. A day after the visit I was in Moscow at some private Audio Room with much more expensive equipment that was just built and certified by English experts. To say frankly, I didn’t like it at all just because I was still under a great impression after visiting your Audio Room. I think it was the most interesting sound I ever heard in my entire life. Once again I want to thank you for you friendly reception and express my personal admire of the fact that from now I do have an opportunity to communicate with an excellent specialist and a prospect partner. Sincerely yours, Yakov. Caro Roberto, sono realmente spiacente di non essere stato in grado di inviarti una lettera di ringraziamento per la visita a casa tua. Il giorno dopo la visita ero in Mosca in alcune sale audio private che utilizzavano apparecchiature molto ma molto piu' costose delle tue, che erano state progettate e realizzate da certificati esperti Inglesi. A dire il vero, non mi sono piaciute affatto, anche perche' ero ancora sotto l'effetto della grande impressione avuta nella tua sala audio. Penso sia stato il suonopiu' interessante che io abbia mai sentito nella mia vita. Ancora una volta vorrei ringraziarti per la tua amichevole accoglienza e vorrei esprimere la mia personale ammirazione al fatto che ora ho un'opportunita' di comunicare con un eccellente specialista ed un possibile partner. Yakov,
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Commento del Sig. Riccardo Romagnoli, Roma 17-11-2004 Un bicchiere di Remy Marten in mano, verso le due di notte, insinuandomi a forza fra Ella e Louis, che nonostante il mio girargli intorno, in mezzo a loro, si ostinavano a cantare con tale forza e grazia e presenza, da lasciare basiti. E il peggio, è che erano lì, a due centimetri da me, ma continuavano a restare invisibili.... No, non è l'inizio di un racconto di Edgar Allan Poe. E' piuttosto la descrizione piuttosto sintetica della prima volta che sono entrato nella sala audio più ...incredibile che io conosca. Con Roberto era già da un po' che eravamo amici. Avevo a casa le Royal Device Laura, pilotate da uno Scherzo, ne conoscevo e apprezzavo da tempo le capacità artigianali, o artistiche, nel far riprodurre a perfezione, dai suoi diffusori, una delle migliori musiche possibili in un salotto. Certo, che poi, nella sala audio Royal Device, i contorni domestici, la cognizione di riprodotto, quella di ascoltare e "vedere" subiscono una trasformazione. La collocazione fisica degli artisti davanti all'ascoltatore, anche in movimento, la minuta riproduzione del loro timbro vocale, della loro voce, la suggestione di assistere, in una scena invisibile, ad un concerto REALE, non hanno paragoni. Il suono è esemplare, il pianoforte, per esempio, o gli strumenti a corda, gli ottoni, le percussioni, riescono a travolgere i sensi, tanto sì è indotti a cercare con gli occhi quel che si "vede" attraverso le orecchie. Non la potrei non definire una esperienza basilare per chiunque ami ascoltare la musica, con il massimo della naturalezza concessa dall'ascoltare materiale registrato e poi riprodotto.... La realtà si avvicina in maniera imprevedibile all'ascoltatore. Io sono rimasto sbigottito. E già conoscevo da Roberto Delle Curti, attraverso le sue casse, i suoi consigli, una qualità del suono mai incontrata prima. Senza contare che il suono che mi ha meravigliato, nella sala, era ottenuto da un Cd Player modificato. E questo nell' era del trionfale ritorno del nero vinile.... Non ho potuto fare a meno di cercare di emulare, tornato a casa, la perfezione evocativa di quel suono. E quindi possiedo da tempo un CDP modificato da Roberto. Non pretendo di essere un conoscitore delle macchine digitali, del suono dei CDP. Tuttavia, tra una cosa e l'altra ne ho ascoltati, per averli avuti, un buon numero. E tanti altri ne ho ascoltati da quando il cd è arrivato sul mercato. La cosa più sintetica che posso dire è che i TDA 1541 modificati da Roberto sono in grado, pur nella normalità domestica, di restituire alla musica un respiro secondo me ineguagliato, specie per quel che costano. Non un dettaglio, non un respiro, sfuggono all'ascolto, la velocità, la naturalezza, la coerenza, fanno apprezzare con emozione i guizzi e i colori, di ogni tipo di musica. A qualunque volume. Ormai mi capita di non riuscire ad ascoltare volentieri musica dai consueti impianti, anche quelli non privi di un rinomato blasone. Nella ricerca spasmodica tipica di ogni appassionato di hifi, aver imparato cosa vuol dire veramente ascoltare un suono naturale, impareggiabile, e poterne godere tutti i giorni, nei momenti di relax, è un pochino un "uscire dal tunnel". La musica mi è sempre piaciuta. Adesso di più. Nota di RDC: Il mega schermo ed il DVD modificato ai tempi non c'erano ancora. Riccardo Romagnoli, Roma 17-11-2004 Commento del Sig. Massimo Tondelli 10-11-2004 Devo dire che non e' facile
raccontare quello che una persona sente quando ascolta musica: quello che ho
capito pero', e' che non servono infinite e complicate terminologie per
descrivere se quell' amplificatore o quel CDP suona bene o no. Dimenticavo, ........ o per meglio dire, NON
dimentichero' piu' l'ascolto che ho fatto con il suo impianto nella famosa sala.
Se prima dicevo che non e' facile descrivere le sensazioni che si hanno quando
si sente un brano, figuriamoci adesso! E' come immergersi in un concerto dal
vivo. Uso questa parola perche' la musica ti avvolge e ti mancano solamente i
musicisti davanti a te. Commento del Sig. Luca Aldrovandi - SIENA - 6-04-2004 Erano gli anni settanta quando con pochi soldi, una tenda ed alcuni amici giravamo per sentire i nostri idoli del Jazz che suonavano nella neonata manifestazione "Umbria Jazz" .Andavamo ascoltando i concerti dei vari Dizzy Gillespi , Billi Evans , Mc Coy Tyner che ci facevano venire i brividi, abituati come eravamo a sentirli solo in approssimati impianti di alta fedeltà autocostruiti. Da li' si insinuò in me il desiderio di rivivere le stesse sensazioni con un impianto di alta fedeltà ed iniziai così a pellegrinare di negozio in negozio per sentire le ultime novità sui vari Sansui, Bose,AR ,Marantz. Questi impianti promettevano di farci rivivere le esperienze live e una delle maggiori riviste italiane del settore consigliava l'inserimento dell' espansore di dinamica DBX per avere un effetto live sicuro. Le delusioni però erano cocenti, dopo un iniziale entusiasmo i vari espansori ed equalizzatori trovavano una loro più appropriata collocazione in cantina e l'unico modo di vivere esperienze di musica live rimaneva quello di andare a sentire i concerti che, fortunatamente, anche Siena ogni tanto offriva, come Michel Petrucciani in un duo con la tromba di Enrico Rava. Anche allora, pur essendo molto giovane provavo sensazioni fortissime, quelle note, quella musica mi facevano venire la pelle d'oca e mi rendevo conto che il mio povero impianto stereo riproduceva ben poca cosa. Durante tutti questi anni non sono mai riuscito ad avere un impianto Hi-Fi che desse l' illusione LIVE, ma un giorno un mio amico mi parlo' di alcuni impianti Royal Device che funzionano benissimo; così con l' occasione di un giro al TOP AUDIO decidiamo di fare visita alla sala ascolto della Royal Device. Con grande gentilezza Roberto Delle Curti ci fa vedere le sue creazioni e cominciammo una seduta d'ascolto.....la musica ci avvolge con una naturalezza incredibile, riusciamo a capire se il chitarrista suona in piedi o è seduto, gli strumenti risultano delle dimensioni giuste proprio come sul palco, la musica scorre fluida, reale, mai affaticante e le emozioni prendono il sopravvento, mi trovo con le lacrime agli occhi mentre sento cantare Ella Fitzgerald che duetta con Loiuis Armstrong. La bellezza delle loro voci è incredibile. Loro sono davanti a me reali, emozionanti con la loro bravura e di nuovo mi accorgo di avere la pelle d'oca. Poi Roberto inserisce un CD dei Pink Floid e accompagna il brano con la batteria che si trova nella sala....l'effetto realismo è sconvolgente la vera batteria si amalgama benissimo con quella del cd, finalmente risento i Pink Floid come li avevo sentiti al concerto in Italia. La giornata purtroppo si conclude ma le emozioni rimangono stampate nella mia mente. Ora posso dire di avere sentito un impianto che riesce a dare l'illusione di un concerto dal vivo, con un realismo unico. Credo che chiunque si occupi di Hi-Fi dovrebbe necessariamente andare in ascolto in questa sala , come chiunque si occupa di pittura non può fare a meno di vedere la Cappella Sistina, visto che dopo la pittura non è più stata la stessa. Lo stesso è stato per me, perché, dopo essere stato in ascolto in questa sala, l' Hi-Fi non è stato piu la stesso. Mi scuso se sono stato un pò troppo enfatico, ma vi assicuro che, nonostante tutto, le parole non rendono molta giustizia alle sensazioni che ho provato. L'unico modo per capire è andare in ascolto in questa sala, fare questa esperienza!. Commento del Sig. Fabio Lucaferri - ROMA - 28-03-2004 Perché entrare in una una sala d'ascolto? Me lo chiedevo mentre mi accingevo a raggiungere Roberto in quel di Busto. Cosa poteva darmi e dirmi più di un concerto live? Questo ed altre domande mi giravano per la testa mentre superavo il passo appenninico... La musica per il mio modo di vedere e pensare è sinonimo di amore: emozione, tensione, odore, salivazione, perdita di controllo... nessuna chirurgia del suono ne tanto meno di estetica. La musica deve parlarmi e la mia pelle rispondere, punto. Ok imbocchiamo finalmente la Milano-Varese, un viaggio tutto sommato tranquillo nonostante la neve ed il freddo...ignaro di cosa mi sarebbe capitato al ritorno... Roberto ci accoglie - c'è anche mia moglie - con una squisita cortesia e gentilezza d'altri tempi, poi entriamo per "toccare con mano". Bene, quante volte nella vita vi siete sempre detti "vorrei fare questo...", "dovremmo andare un giorno..." o "prima o poi mi compero...". Ecco se avete intuito ciò che sto dicendo qui parliamo della nona meraviglia del mondo... Non è possibile raccontare: come si fa a descrivere, a dipingere un'emozione? Solo chi ha suonato su un palco in un concerto può capirmi ma fino ad un certo punto, perché qui si è in compagnia dei grandi musicisti. Un concerto vissuto dall'altra parte senza rendersi conto che si è seduti su un divano improvvisamente imbizzarrito, dentro l'evento musicale a tutto volume -e che volume- con una naturalezza d'ascolto incredibile. Nessun dolore nell'ascoltare dicevo a mia moglie (esatto...parlavo senza urlare..), mentre tutt'intorno esplodeva la musica degli Eagles "Hotel California" Come iniziato, l'incanto svanì. Fuori il tempo mostrava i denti ed era pronto nuovamente a mordere. Salutammo Roberto e famiglia ed issammo le vele per il ritorno più burrascoso della mia vita, in tutti i sensi. Conclusioni: entrare in questa sala equivale a farsi mangiare da un fiore carnivoro, con la differenza che se ne esce vivi ma molto mal ridotti... Ora non sarò io a consigliarvi i prodotti di Roberto, non ci penso proprio. L'unica cosa che voglio dirvi è: se pensate di aver ascoltato tutto nella vita, se siete sicuri delle vostre certezze più o meno audiofile, se non vi mettete mai in discussione per paura di perdere, è giusto allora che vi perdiate questo. Oggi sono un felice possessore di un sistema monomarca. Fabio Lucaferri - ROMA inizio pagina Commento del Sig. Domenico Laforgia - 23-3-2004 Credo sia normale, per un appassionato, immaginare come possa essere in realtà una sala d'ascolto vista in un sito Internet, ed è normale anche crearsi delle aspettative esaltanti, sapendo che avrai l'occasione di visitarla personalmente. Ma immaginazione ed aspettative, derivano da ciò che hai gia visto e sentito; in questo caso invece, si tratta di una cosa diversa e particolare. Una sala d'ascolto quindi, ma anche uno studio di registrazione, anche e soprattutto, io credo, un laboratorio di ricerca e sperimentazione, dove confrontare il suono riprodotto, con quello dei vari strumenti musicali presenti; ad ogni modo, comunque, un ambiente audio di godibilità assoluta. Come suona? Mi vengono in mente tutte le descrizioni e gli aggettivi che si usano in queste occasioni, trovandoli appropriati e inadeguati allo stesso tempo: coinvolgimento totale, impatto, dinamica, vibrazioni "telluriche", presenza strumentale immanente, zero fatica d'ascolto, dettaglio, chiarezza, definizione; come dal vivo, anzi meglio, dato il posizionamento ottimale.........potrei anche continuare........ma come posso descrivere il "sapore di un frutto" a chi non lo ha mai "assaggiato"; per comprenderlo davvero, si può soltanto avere la fortuna di "gustarlo" direttamente......... Per me è stata una esperienza unica.
Commento del Sig. Vito Delorenzo - 22-3-2004 - RIFERIMENTI Ciao, Roberto permettimi di ringraziarti per la disponibilità e professionalità che mi hai dimostrato nel corso della mia visita presso la tua straordinaria sala audio. Ho intitolato l'oggetto della mail: RIFERIMENTI. Quanto spesso appare questo termine nelle varie riviste del settore ingenerando non pochi malintesi e confusione in chi legge. Adesso finalmente so cosa vuol dire RIFERIMENTO dopo aver ascoltato il risultato del tuo senz'altro lungo e, immagino, impegnativo lavoro ma accidenti quale immensa soddisfazione deve essere constatare quanto sia valsa la pena! Il Riferimento dicevamo? Adesso lo so, ciò che ho ascoltato suscita sensazioni difficilmente descrivibili con le parole, una delle riflessioni che ho fatto solo alla fine della seduta di ascolto e' che non avrei mai pensato si potesse ascoltare a quel modo e a quei volumi senza alcuna fatica di ascolto, chiaro segno della perfetta applicazione dei principi che vai dichiarando sulla distorsione sulla necessità della sua eliminazione. Se devo usare un termine solo per descrivere ciò che ho provato userei SCONVOLGENTE!! Meglio che ai concerti dal vivo, un'esperienza unica e che non ho mai provato prima. Sto rivedendo in maniera significativa il modo di ascoltare musica a casa in base ai tuoi principi. A dire il vero, senza sapere il perchè, ero già quasi istintivamente portato a concordare con te circa i principi enunciati sul sito ma in assenza di prova il dubbio si insinua sempre, beh adesso qualsiasi dubbio è fugato e anche a casa ho notato la differenza da quando utilizzo sistemi secondo i tuoi suggerimenti. Potrei sentire per ore e ore senza alcun fastidio, una pulizia e un senso dell'ordine e dell'equilibrio eccezionali e questo, udite udite, senza spendere cifre folli. Prima o poi si entra in risonanza con chi o con cosa si va veramente ricercando e prima o poi lo si incontra. Questo è il mio pensiero al riguardo. Dopo ciò che ho sentito ora so quale è il RIFERIMENTO vero. Grazie per i numerosi consigli che mi hanno consentito di avere più chiarezza e di evitare una serie di errori che poi si traducono in frustrazioni e...soldoni. Con sincera simpatia RECENSIONE del Dott. Alessandro OKELY - 22 ottobre 2001 Vi dico subito che non sprechero’ molte parole e aggettivi cercando di descrivervi quanto bene suona l’impianto di Roberto. Inoltre daro’ per scontato che conosciate almeno sommariamente come e’ fatto il suo impianto e i principi che vi stanno dietro (tutto ben spiegato nel suo sito). Suona nel senso che non suona. E’ forse la migliore illusione di realta’ che mi sia capitato di ricevere attraverso l’apparato sensorio dell’udito. Esporro’ sensazioni e ricordi di questa giornata memorabile in ordine sparso e caotico perche’ non ho voglia di concentrarmi troppo sulla forma, ma seguitemi ugualmente. Entrando nella “stanza della musica” noto subito la sensazione di ambiente piuttosto assorbente, i suoni e la voce si attutiscono parecchio arrivando dalle altre stanze adiacenti spoglie e molto riflettenti. Questa stanza e’ parte integrante dell’impianto, e non potrebbe essere altrimenti se vogliamo che la riproduzione sia davvero di alto livello, qui come in qualsiasi altro posto. Mi accomodo sul divano d’ascolto: la parete alle mie spalle e’ totalmente anecoica e questo va in esatta antitesi alla teoria LEDE propugnata anche dai tecnici AES e della quale ero pure io fermamente convinto. Questa parete ritengo sia la maggior causa della sensazione di “assorbenza” quando si entra nella stanza, insieme alla moquette e tutto il resto. C’e’ da dire che essendo l’impianto disposto sul lato lungo della sala, la parete alle spalle e’ proprio subito dietro di noi e quindi se fosse riflettente produrrebbe non poco casino per l’ascoltatore. In questo modo invece, virtualmente, scompare. La parete dietro il fronte diffusori e il soffitto sono invece diffondenti tramite un intelligente ed economico sistema. Cominciamo con i cd di Roberto che sono fatti da master analogici. C’e’ un pianoforte e gli attacchi delle note sono da paura, sembra di averlo li’ davanti ai circa 5 metri che dividono me dai diffusori. Sappiamo tutti quanto e’ difficile riprodurre un pianoforte, ma qui accidenti ci siamo. La cantante e’ perfettamente scolpita nel bel mezzo del canale centrale e la voce e’ molto naturale, per niente “riprodotta”, come del resto anche tutti gli altri strumenti che appaiono molto realistici. Stiamo ascoltando un tipo di musica tipicamente suonata in ambienti tipo jazz club, salette etc... ed essendo la sala di Roberto “simile” come caratteristiche, la sensazione di realismo e’ impressionante perche’ oltre all’impianto che riproduce i suoni in un modo che e’ privo di qualunque costrizione o forzatura abbiamo anche un ambiente “consono” all’evento originale. Il diffusore centrale: detto brevemente emette i segnali destro e sinistro, emessi separatamente ma “fusi” poi in un unico fronte d’onda. In effetti la distanza che separa i laterali e’ ampia, e se questo contribuisce alla considerevole larghezza dello stage sonoro, senza il centrale produrrebbe una certa mancanza di focalizzazione dei solisti nel mezzo. Qui invece chi canta e’ solidamente materializzato davanti a noi. Tutti gli strumenti, tutta la musica, viene proposta in modo molto naturale senza sforzo alcuno da parte dei diffusori, questo si sente, fornisce una sensazione di spontaneita’ e non esiste “fatica” anche a livelli sonori piu’ che realistici. Roberto mi spiegava come gli 8 coni per canale siano posizionati nello spazio in modo da focalizzare esattamente la corretta riproduzione nel punto corrispondente all’ascoltatore seduto nel centro del divano. Inoltre ho l’abitudine di concentrarmi spostandomi col busto in avanti e quindi invece di restare con la schiena appoggiata al divano, mi trovo in avanti di circa mezzo metro con i gomiti appoggiati sulle gambe. Ebbene anche se in centro esatto, spostandomi in quella posizione (quindi solo 50 cm in avanti) mi accorgevo che la focalizzazione rimaneva, la qualita’ dell’ascolto era sempre altissima, ma DIVERSA: cambiava qualcosa, anche se non capivo cosa. Infatti tutto l’impianto e’ calibrato esattamente su UN punto di ascolto particolare e cio’ dimostra il lavoro di messa a punto delle 8 emissioni per canale e quanto questo sia critico, e inoltre come questo sia il (unico) prezzo da pagare per dover utilizzare 8 altoparlanti per canale dal momento che la fisica non permette la costruzione di un unico altoparlante con pari caratteristiche complessive. Proprio il fatto che vi siano ben 8 trasduttori infatti rende l’ascolto cosi’ unico: le potenze in gioco, e quindi lo stress meccanico dei coni e’ minimo e cosi’ quindi le distorsioni da essi generate (nonche’ dagli ampli). Ma come giustamente insegna Roberto guai a disporre i coni nei metodi “classici” coi quali molti negli anni hanno gia’ provato (allineati verticalmente) perche’ verrebbe meno quel lavoro di “tuning” delle singole fasi di emissione “sul” punto di ascolto e quindi il messaggio sonoro risulterebbe un caos primordiale. Ora vi starete chiedendo si’ ma questi benedetti 8 coni come cavolo sono disposti ? Me lo ero chiesto anche io e oggi l’ho scoperto. Sono disposti come NON avrei mai supposto andassero disposti. In realta’ Roberto mi spiegava che in effetti neppure lui lo supponeva prima di provare. Anche a lui in origine vennero in mente disposizioni (simili a quelle che immaginavo anche io basandomi sulla fisica) in realta’ antitetiche a quella alla quale e’ arrivato poi a step successivi solo con l’ausilio di prove pratiche di ascolto. Quindi ho capito questo: la fisica ci direbbe che le singole emissioni dovrebbero avere pari distanza dal punto di ascolto. Questo per avere le 8 emissioni perfettamente in fase. Nell’impianto di Roberto, quelle 8 emissioni NON ARRIVANO ESATTAMENTE IN FASE in quel singolo punto. Possiedono invece un certo angolo di differenza relativa che COMUNQUE, in quella particolare situazione (punto di ascolto messo proprio li’, etc...) danno il MIGLIOR RISULTATO possibile. Anzi, l’UNICO risultato che fornisce, alle nostre orecchie (non a un microfono) il senso di realta’. Ho in seguito ragionato sulla cosa e sono convinto che non sia comunque impossibile modellizzare tutto cio’ e rappresentare tutto quanto tramite formule precise, il fatto e’ che ancora non ci siamo arrivati, anche se sembra strano. Roberto dice sempre che da tempo ha gettato via le formule fisiche per dare ascolto soltanto... alle proprie orecchie. Ebbene io credo che sia arrivato a scoprire meccaniche della riproduzione-percezione (perche’ ovviamente le cose sono strettamente legate) in modo empirico, e queste meccaniche ancora non siano state debitamente studiate e quindi modellizzate da formule e sistemi. Si e’ perso al contrario un sacco di tempo a studiare e modellizzare meccaniche della riproduzione, arrivando a grandi sofisticazioni tecnologiche: peccato che tali sofisticazioni siano basate su modelli sbagliati. Infatti questa volta ho parlato di meccaniche della riproduzione, e NON della riproduzione-percezione ! L’ascolto procede e passo ad alcuni miei cd. Master digitale, processamento digitale, ripresa con apparecchi full digital. La voce di Phil Perry e’ naturalissima e la sua presenza “grande” quanto e’ giusto che sia, e cosi’ tutto l’ensemble di strumenti che gli sta intorno, perfettamente localizzati e dimensionati. Timbricamente il tutto e’ ineccepibile. Ma a Roberto non convince, e mi fa notare come riesca a riconoscere subito i “problemi” causati da un cd fatto con un master digitale. Io all’inizio non comprendo, cosi’ mi fa ascoltare altri cd analogici e poi ancora altri miei digitali, alternandosi ogni tanto in virtuosismi “live” sulla batteria che c'e' in sala, una batteria vera. Pian piano ci arrivo. E’ vero, il senso di naturalezza e realismo diminuisce con i miei sofisticatissimi cd full digital. E’ comunque tutto molto bello, eccezionale direi, timbrica dinamica pulizia impatto e raffinatezza ai massimi vertici, una riproduzione davvero spettacolare, ma “un po’ piu’ riproduzione” rispetto ad altri programmi musicali. Mi spiega che solo su un simile impianto si rivelano queste differenze, altrimenti nascoste, e che il problema e’ dovuto al solito discorso (dico cosi’ perche’ piu’ volte e’ stato sviscerato da lui stesso) delle distorsioni nel dominio del tempo introdotte dai recorder multitraccia digitali invece dei vecchi analogici. La correttezza e il realismo di questo sistema stanza-diffusori-amplificatori infatti non puo’ prescindere da quello che comunque sta a monte, il che significa eliminare anche le distorsioni temporali introdotte dalla sorgente (che infatti e’ un CD player debitamente modificato negli stadi di uscita da Roberto) e leggere un cd fatto da un master registrato in analogico. Io osservo che ormai tutti i master sono e saranno fatti in digitale e che quindi per quanto riguarda la distorsione temporale introdotta, siamo fregati. Roberto conferma e mi fa giustamente notare che questo non fa che confermare il fatto che l’evoluzione delle tecnologie audio si stia dipanando su una strada che e’ lontana dall’essere quella della migliore riproduzione possibile del reale. Valide teorie, su modelli sbagliati. In tutti gli stadi: dalla creazione del disco alla vendita di apparecchi hi-fi tanto costosi quanto inutili. Mi sento un po’ come il protagonista di Matrix quando lo svegliano e gli spiegano che l’intero mondo un cui ha vissuto per trent’anni e’ solamente una sofisticatissima simulazione. Per fortuna c’e’ Tony Bennett che materializzatosi di botto davanti a me sul palco della Carnegie Hall mi consola con i toni caldi ma asciutti della sua voce immortalata su un mio prezioso cd fatto da un master del ’62. Va bene - ora mi starete dicendo - bando alle ciance e dicci se questo ben di Dio ha pure qualche difetto. Allora vi diro’ che ne ho captati due, ma sottili, cosi’ sottili che non sono sicuro si tratti di difetti o se sono io che sono “abituato male” oppure che dovevo prima abituarmi al suono di quell’impianto cosi’ particolare. Intendiamoci, sono finissime sfumature tutt’altro che evidenti, e che non intaccano assolutamente la percezione di assoluto data dall’insieme.... Uno e’ una sensazione di leggera mancanza di una piccola porzione di spettro nella parte piu’ bassa, ovvero: avvertivo chiaramente le percussioni secche e nette, diciamo quelle fino a 80-100 Hz. Avvertivo chiaramente e “fisicamente” la presenza dei “subsuoni” diciamo sotto i 40-50 Hz (grazie al noto sub a tromba integrato nella stanza). Mi e’ parso pero’ che restasse un po’ “indietro” (non che non ci fosse, intendiamoci) quella parte di bassi “rotondi” e da “punch” che, credo, risiedano appunto nell’intervallo tra i due sopracitati. Il mio (forte) dubbio e’ pero’ che sia IO ad essere abituato male con il mio impianto il quale, suonando in una stanza non proprio ottimale, potrebbe darmi un “surplus” eccessivo proprio in tale zona. Insomma, prendete questa mia considerazione molto con le pinze. L’altra e’ relativa alla profondita’ della scena acustica riprodotta: non che non ci fosse, anzi.... solo che forse in rapporto alla notevole estensione in larghezza era lievemente sacrificata. Ma questo non lo avvertivo con tutti i cd, mi spiego: con la musica di alcuni cd di Roberto, tipicamente suonata in ambienti medio-piccoli (piccoli gruppi, pochi strumenti e una voce, etc...) la sensazione di profondita’ era assolutamente perfetta. Con un mio cd di grande orchestra sinfonica invece, mi sembrava un poco “compressa” verso il piano verticale del fronte diffusori, ma parlo sempre in relazione alla “perfezione” della tridimensionalita’ dei cd precedenti.... Inoltre, quel cd era comunque “full digital” e quindi chissa’ che il problema non fosse proprio legato alla stessa incisione ?! Anche qui, prendete questa mia sensazione con le pinze. Non ne sono sicuro nemmeno io, e’ solo un’impressione vaga e sarebbero necessari ascolti piu’ approfonditi “abituandosi” alla resa di tale impianto per poter avere delle certezze. A proposito dei pannelli laterali verticali curvi che circondano i diffusori nella Sala: dimostrano quanto un diffusore “grande” abbia un “grande” suono, al di la’ di tutte le teorie su effetti nefasti di diffrazioni e riflessioni multiple che tanto vanno per la maggiore tra i costruttori di diffusori dalle dimensioni sempre piu’ risicate. L’insieme dei diffusori con tali pannelli porta il tutto ad avere in pratica una superficie di un paio di metri quadrati. E’ anche grazie a questi pannelli se il suono ottenuto e’ cosi’ “grande” e realistico. Ovviamente, la distanza di ascolto deve essere proporzionata cosi’ come gli “spazi” intorno e tra i diffusori, etc. Insomma e’ tutto l’insieme grandi diffusori-grande ambiente che fornisce il risultato finale. Concludo ringraziando ancora Roberto per la sua straordinaria cortesia e disponibilita’, oltre che nell’ospitarmi per questa straordinaria esperienza di ascolto anche per avermi realmente “illuminato” su aspetti purtroppo erroneamente (volontariamente ?) trascurati da praticamente tutti i produttori e soprattutto venditori nel mondo della “musica riprodotta”.
ottobre 2001 Dott. Alessandro Okely inizio pagina Rivista VOGUE of AUDIO - HONG KONG - Marzo 2001
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