Controreazione negativa e la riproduzione sonora

i danni introdotti dall'applicazione della controreazione sulla riproduzione sonora, come il segnale generato dall'Altoparlante (quando si muove) torna fino alla sorgente e distrugge il contenuto del messaggio musicale

 

Hit Counter

dal 23-1-2005

 

Sembra incredibile che fine anni 30 sia stata introdotta quella che sembrava essere le panacea per tutti i problemi relativi alla progettazione degli amplificatori. Veniva introdotta la controreazione negativa. Alle soglie del nuovo millennio ancora la scienza non vuole ammettere che per la riproduzione AUDIO questa sia il peggiore dei mali della riproduzione. E' fatto a bella posta, o semplicemente i dotti ingegneri delle associazioni come AES ed altre non lo capiscono? E' vero che  nessuno ci vuole credere? Ci stanno prendendo tutti per i fondelli o e' fatto tutto a regola d'arte? Il mercato e' sostenuto da apparecchi con controreazione... togli la controreazione e non c'e' piu' mercato...negli USA il recensore/giornalista CONSTANTINE SOO ha dovuto andarsene dalla rivista ONLINE per cui lavorava solo perche' nella recensione delle LAURA STUDIO asseriva che dovevano essere pilotate SOLO da amplificatori SENZA controreazione (come stabilito dal costruttore Royal Device). I suoi  superiori lo hanno "invitato" a togliere la frase o ad andarsene..... dopo "infinite" discussioni ha dovuto andarsene...

meditiamo gente meditiamo... !!

PRIMA PARTE - LA CONTROREAZIONE ED I DANNI PROVOCATI AL MESSAGGIO MUSICALE QUARTA PARTE LE CONTROREAZIONI DI TIPO LOCALE
SECONDA PARTE  - COME FA LA CONTROREAZIONE A RIPORTARE IN INGRESSO IL SEGNALE PRODOTTO DALL'ALTOPARLANTE QUINTA PARTE: L'EMITTER FOLLOWER. E' VERAMENTE CONTROREAZIONATO AL 100% ?????
TERZA PARTE - DIMOSTRAZIONE DI COME IL SEGNALE GENERATO DA UN ALTOPARLANTE DISTRUGGE LA COERENZA DEL SEGNALE DI INGRESSO- FOTO E MISURE  

LA CONTROREAZIONE e i DANNI PROVOCATI AL MESSAGGIO MUSICALE

PRIMA PARTE

La controreazione negativa altro non e' che un segnale prelevato dall'uscita di un amplificatore (o stadio amplificatore) e riportato in contro-fase verso l'ingresso dello stesso.

Si chiama NEGATIVA perche' tende a DIMINUIRE l'ampiezza o l'intervento del segnale di ingresso. Si comprende se esiste una CONTROREAZIONE NEGATIVA se il segnale in ingresso viene diminuito dall'intervento del segnale di uscita. Un'altra metodologia per comprendere se un circuito ha una controreazione negativa applicata e' quello di verificare l'amplificazione del circuito preso in esame (es: un circuito differenziale) comparandola con l'amplificazione NATURALE dei dispositivi presi in esame (es: i 2 transistor di un circuito differenziale) se funzionassero da soli con lo stesso carico.

Per rendere l'idea, se il circuito differenziale preso come esempio ha una amplificazione in tensione di 20, ed i 2 transistor utilizzati da soli senza la resistenza di emettitore amplificherebbero chesso' 50 (in condizioni di stesso carico),  il circuito preso in esame puo' tranquillamente essere considerarlo CONTROREAZIONATO NEGATIVAMENTE, perche' invece di 50 amplifica solo 20.  In pratica lo stadio amplifica in una "SORTA di COSTRIZIONE".

Questo dico perche' anche certe applicazioni di generatori di corrente (non ideali) e certi carichi attivi (non ideali), quando applicati ad uno stadio amplificatore, provocano alla fine una  DIMINUZIONE del segnale di ingresso o come piu' sopra una "costrizione del regime di amplificazione" naturale dello stadio rispetto allo stesso se avesse invece un carico passivo (o induttivo).  Questo in altri termini provoca una diminuzione del guadagno naturale. In campo audio questo normalmente si traduce in una  compressione finale del suono, deleteria per la dinamica e per la QUALITA' intrinseca: modifica del segnale musicale.

Questa metodologia (la controreazione negativa) assicura diversi risultati in linea teorica positivi, alcuni di questi sono:

- una diminuzione del guadagno totale dello stadio (infatti diminuisce il segnale di ingresso)

- una riduzione del rumore di fondo

- un aumento della banda passante

- una riduzione della distorsione armonica introdotta dalla NON linearita' dello stadio amplificatore.

queste le principali caratteristiche ottenute dall'applicazione del N.F.B. (Negative FEED BACK= reazione negativa o retroazione negativa), ma ce ne sono altre non meno importanti, come quella di poter progettare un amplificatore senza dipendere dalle caratteristiche intrinseche dei dispositivi utilizzati, in pratica se un transistor amplifichi 100, 150 o 200, non e' piu' cosė importante.. basta rimanere sotto l'amplificazione minima e tutto e' a posto. Tutti gli ampli che assembleremo con quel dato circuito e quel dato transistor amplificheranno quel tanto stabilito dal circuito di controreazione. I problemi costruttivi sono risolti ed i costi si abbassano di decine di volte solo per quanto riguarda i componenti dell'ampli e le tarature che non  servono piu'.

Sembrano tutte cose eccezionalmente importanti e risolutive, al punto che l'introduzione di questa fa in modo che le misure poi effettuate a banco su un amplificatore con NFB, danno come risultato delle prestazioni eccezionali.

Non voglio stare a tediarvi con dimostrazioni matematiche su quanto amplifichi un circuito e cerchero' di non dilungarmi troppo, partendo dal risultato FINALE di cio' che la controreazione fa sul SUONO. Chi invece vorra' entrare sempre piu' nel merito, andra' avanti a leggersi la trattazione fino alla fine che prevedera' pure l'esame dei circuiti controreazionati anche in modo locale.

Il problema della parziale distruzione del messaggio musicale originale  per mezzo dell'applicazione della controreazione si verifica NON quando si connette un carico in uscita, come una RESISTENZA,  un CONDENSATORE  o UN 'INDUTTORE (#),  ma quando si connette un ALTOPARLANTE o piu' altoparlanti (ancora peggio).

 

Perche'?

NOTA: con un condensatore od induttore sull'uscita, si vedono in effetti delle sovraoscillazioni rispetto ad un'onda quadra fornita in ingresso,  ma cio' avviene anche se lo stadio NON ha la controreazione, quindi per ora ininfluente per capirne gli effetti.

Semplicemente perche' un carico fisso come R, C o L, su un banco prova con una sinusoide, non crea nessun problema all'amplificatore, dato che dopo alcuni cicli della sinusoide applicata, il circuito controreazionato si stabilizza in un punto di lavoro e non lo schioda piu' nessuno. La distorsione misurata normalmente e' dell'ordine dello 0,0000 ... all'infinito %. Serve per vendere bene il proprio prodotto, ma non per il suono.

Con l'applicazione dell'onda quadra, si vedono cose varie, ma nessuno finora ha stabilito cosa bisogna guardare e perche', o meglio, nessuno ha stabilito come costruire un ampli che funziona bene a livello di suono,  o meglio, qualcuno ha tentato, ma invano, guardando le sovraoscillazioni di un'onda quadra. Il fatto che un'onda quadra esca perfetta non significa affatto che l'ampli alla fine SUONI BENE. Dipenede dalle condizioni della misura effettuata.

Personalmente penso che le sovraoscillazioni non siano cosė importanti (verifichiamone la

(#) nel senso che se le frequenze della sovraoscillazione e' nell'intorno dei 200 - 300 KHz, la cosa puo' essere utilizzata come antidoto per il raffreddore o per curarsi da virus e batteri (vedi studi della Dott. Hulda Reger Clark), ma non penso che a  nessuno interessi questo quando vuole ascoltare musica. Se vuole curarsi il raffreddore normalmente prende un'aspirina e non si dedica in modo particolare alla bio-risonanza delle cellule.

 frequenza e capiremo il perche' (#)), ma la prova la si ha ascoltando un ampli con NFB e  non misurando con metodi ormai obsoleti che non danno risposta alcuna a nessuno.

Con l'applicazione di un'onda quadra piu' sinusoidale, le cose si complicano ancora di piu'. Nel senso che non sto neppure a parlarne perche' si fanno misure solo su carichi che non hanno nulla a che vedere con un Altoparlante. Lascio la trattazione inutile e fatta su modelli semplificati a chi ha voglia di perdere tempo. Il mio normalmente lo dedico a qualcosa di piu' sano.

Inoltre nessuno parla della cosa piu' importante.

Che succede se si connette un diffusore e ci si manda della musica invece che  segnali STABILI di prova verso un carico fittizio.

Bene, qui parleremo SOLO DI QUESTO. Della trattazione invece di distorsioni che si misurano senza l'altoparlante connesso e che non si sa se e quanto danno fastidio ne trovate trattazione in tutte le riviste di alta fedelta' di tutto il mondo.

Io vorrei parlarvi di cio' che solo qualcuno ha tentato di accennare.

Prendiamo quindi in esame un sistema controreazionato formato da un preamplificatore e da un amplificatore di potenza interconnessi tra loro con i bellissimi cavi di segnale e potenza che abbiamo faticosamente acquistato dove ci connettiamo finalmente questi BENEDETTI diffusori e ci mettiamo un bel disco da ascoltare e vediamo un po' che succede.

In FIG. 1 troviamo i due nostri apparati interconnessi con una puntina di giradischi come sorgente e prendiamo in considerazione per ora SOLO i nostri bellissimi CONTROREAZIONATI appena portati a casa e pieni di lucette e fantastiche valvole e transistor con tanti contenitori luccicanti e satinati o a specchio da qualche decina di migliaia di euro tanto ben pubblicizzati per sostenerne il "mercato" (!)

Ho indicato con R1 ed R2 il ramo di controreazione di ogni apparato. Poi vedremo a che servono. Per ora dimenticateli. Il segno PIU' sull'ingresso significa che il segnale in uscita e' in fase con il segnale di ingresso, il segno MENO significa che il segnale in uscita e' in CONTROFASE (in opposizione di fase- sfasato di 180° elettrici) con l'INGRESSO.

Il preamplificatore lo consideriamo integrato, cioe' che ha il pre-fono al suo interno, anche se non e' indicata la rete RIAA che puo' essere passiva o messa sul ramo di controreazione.

Lo schema e' semplificato, ma in pratica e' quello che esiste nella realta' nel 99 % dei casi, siano essi con operazionali (diversi in cascata), sia a transistor (sempre diversi in cascata). Alla fine un preamplificatore puo' essere schematizzato come in figura e lo stesso vale per l'ampli di potenza.

Teniamo presente che nulla vale dividere i rami di controreazione o suddividerli in diversi stadi.

Se il circuito sopra lo moltiplicate in cascata per due o tre volte non cambia nulla. Il problema sussiste sempre nello stesso modo. Lo stesso vale se la controreazione sui vari stadi e' applicata in modo locale invece che totale e piu' avanti ne vedremo l'effetto, e ci accorgeremo che appunto fa lo stesso danno.

Possiamo anche stabilire a priori quanto i due stadi amplificheranno per ottenere la potenza in uscita.

Prendiamo il classico 100 watt su 8 ohm.

In questo caso la tensione in uscita alla massima potenza sara' di 28 Volt efficaci. Se la sensibilita' di ingresso dell'ampli di potenza e' 1 volt, lo stadio amplificatore di potenza amplifica 28 volte amplificazione di tensione (in dB vale 29 dB, non ci frega nulla per ora e' solo per conoscenza) .

Se il preampli da' in uscita il canonico 1 VOLT e la puntina del giradischi fornisce 1 millivolt (0,001 volt), lo stadio preamplificatore avra' un'amplificazione totale di 1000 cioe': 1volt/0,001 (amplificazione in tensione e vale 60 dB)

In totale il nostro stereo amplifica 28.000 volte il segnale di ingresso cioe': 89 dB che significa che se entra un millivolt e lo moltiplichiamo per 28.000 escono i benedetti 28 volt su un carico di 8 ohm, cioe' 100 bellissimi WATT frutto di amplificatori con  controreazione.

W= V2/R

V= √ W x R = √ 100 x 8

V =√ 800= 28, 28 volt

 

Questo (amplificare 28.000) lo fa con la controreazione applicata, altrimenti i 2 stadi guadagnerebbero molto ma molto di piu' (chesso' 700.000 o 1.500.000 di volte, non e' un scherzo)

Ora vediamo che succede appena la puntina del giradischi tocca la superficie del disco e ne produce un segnale musicale.

Ecco qui un grafico, produce un segnale variabile e complesso, di cui ne prenderemo in considerazione poi una piccolissima parte segnata con il cerchietto con la sigla Ga per vedere come lo "concia" la nostra bellissima controreazione.

                                                                                                                                          FIGURA 1

  • Questo segnale e' applicato all'ingresso pre e finisce in un battibaleno (diciamo tempo ZERO, anche se non e ' vero..) all'uscita dell'ampli producendo una cosa che mai fino ad ora (con le misure a banco) era stata considerata e cioe': L'altoparlante si muove, mentre i carichi fittizzi usati per le misure, stavano fermi...

  • ma, il nostro altoparlante ha un bel da fare a stare dietro a questo segnale che continua a variare, non riesce a trovarne un punto su cui stabilizzarsi...lui vorrebbe tanto ma..

  • inoltre nel momento in cui ha iniziato a muoversi ha generato un segnale che torna verso l'amplificatore. Questo segnale PURTROPPO NON E' UGUALE a quello che gli e' arrivato fornitogli dall'ampli, non tanto perche' l'AP muovendosi in un senso, genera il segnale in opposizione di fase, ma perche' il segnale che genera e' DIVERSO e comprende l'INERZIA MECCANICA dello stesso AP, e' quindi leggermente spostato nel tempo, perche' l'AP impiega un certo tempo a produrre questa energia. Si deve muovere per farlo e piu' si deve muovere e piu' la sua produzione di energia ritarda ad uscire.

  • Cio' significa alla fine, che l' AP GENERA un segnale SIMILE, ma non  UGUALE a quello che riceve, e lo MANDA indietro verso l'uscita dell'amplificatore - DOPO un certo TEMPO - ed in piu' in OPPOSIZIONE DI FASE. Se fosse SOLO in opposizione di fase ed esattamente UGUALE a quello fornitogli, il problema non sussisterebbe,  ma DIVERSO e SPOSTATO NEL TEMPO crea all'ampli grossissimi problemi.  Il SEGNALE E' IN RITARDO.. TANTO RITARDO, per cui all'uscita dell'ampli ad ogni istante si trova alla fine la somma dei due segnali, quello fornito, piu' quello di ritorno DISTORTO e prodotto dall'AP. LA prima cosa che uno si chiede e':

  • ma quanto e' grande questo segnale?

  • RISPOSTA: TANTO, TANTISSIMO  anzi TROPPO, TROPPO GRANDE .....  ma lo vedremo piu' avanti

bene....

ecco cosa fa la controreazione:

nella figura vediamo la freccia di colore VIOLA  che indica il segnale entrante, e con  la freccia di colore ROSSO il segnale inviato DOPO un certo tempo dall'AP verso l'uscita dell'ampli.

Il risultato e' che questo NON VIENE CORTOCIRCUITATO dall'uscita dell'ampli

Se l'impedenza dell'ampli fosse davvero ZERO- cosa scritta a lettere cubitali su tutti i muri della mia citta' e detta in tutte le ML, potremmo mettere l'uscita in corto e continuare a sentire la musica, ma cosė non e'. Inoltre se la mettiamo in corto mentre e' a meta' o alla massima potenza e' facile che l'ampli scoppi. Non come qualche "venditore" che per "vendere bene" mostra di mettere in corto l'uscita quando non c'e' segnale, facendo vedere al "poveretto di turno" che all'ampli non succede nulla.

specialmente se questo e' un stato solido  limitato in corrente. Se e' limitato in corrente significa che l'IMPEDENZA di uscita NON E' ZERO, se NON e' limitato in corrente l'impedenza di uscita ha un valore che e' sempre COMUNQUE ancora troppo alto per poter cortocircuitare completamente il segnale proveniente dall'AP.

 

La figura mostra come il segnale generato dall'AP, dopo opportuna attenuazione attraverso i due rami di controreazione arriva fino alla sorgente e ne deturpi il messaggio originale.  Il segnale che arriva alla testina e' dello stesso ordine di grandezza di quello generato dalla testina stessa, solo un po' piu' basso (piu' avanti faremo due conti della serva che chiariranno il concetto).

FIGURA 2

bene, il segnale ROSSO (vedi nota)

NOTA: se arrivano 100 watt all'AP, una parte viene convertita in pressione sonora (circa 1% per AP di bassa efficienza), una parte viene dispersa dalla bobina in calore (una parte non troppo grande, perche' se cosė fosse la bobina dell'AP si disintegrerebbe dopo 2 minuti), il resto viene restituito all'ampli. Diciamo dal 20 al 50 %. Il segnale che torna indietro e' quindi dell'ordine di grandezza di quello generato. diciamo dal 20 al 50%.

torna all'ingresso sulla testina magnetica, cioe' sulla puntina del giradischi insomma,  e ne "deturpa" il segnale NUOVO che essa sta leggendo sul disco.

EHH sė, il problema NON e' nel fatto che il segnale arriva in ritardo all'ingresso per effetto del ritardo introdotto dai rami di controreazione..nella maniera piu' assoluta, lo dico per tutti gli ingegneri elettronici che nel tempo mi hanno scritto, i rami di controreazione NON INTRODUCONO RITARDO (per fortuna, solo lo STADIO  RIAA ha un ritardo) ma la controreazione dove e' lineare, non introduce ritardo, se lo avesse staremmo proprio freschi...!!!

E' il segnale ROSSO che E' GIA' in ritardo quando si presenta al morsetto "Positivo " del diffusore appunto perche' generato da un organo elettromeccanico che ha un'inerzia meccanica. Ma  questo gli americani, che sono sbarcati sulla Luna, su Giove e sono arrivati fino alla Heliosfera,  non lo sanno, ma come e' possibile?. Hanno fatto diverse riunioni in cui erano presenti tutti i TOp Engineer dell'HIFI all'AES ed hanno stabilito che il problema non sussiste, perche' i cavi di connessione tra AP e ampli non introducono ritardo....!!!

Buon Dio (parlo di quello che conosco io e che mi suggerisce di notte le soluzioni), come si fa a spiegare agli americani che il problema non sono i cavi  e che lo sanno tutti che i cavi non introducono ritardo?

questo,  penso che ormai  lo sappiano tutti. E' il segnale prodotto dall'AP che viene prodotto in ritardo....ed in ritardo viene presentato indietro al morsetto dell'ampli.  E NON che "i cavi di connessione ne provocano il ritardo." o che "la rete di controreazione ne crea il ritardo"

speriamo che questa frase passi alla storia.. non importa chi la passera' (passatela voi, non voglio i diritti di autore, me li  faccio nella pipa i diritti di autore - anche se non fumo), ma che passi almeno, cosė da fare un passo avanti nella riproduzione del suono, accidenti... e che si rivedano queste inutili misure a banco che non servono a nessuno......SE NON SI SANNO FARE le poche che servono

Per comprendere come funziona la controreazione e spiegare l'arcano a chi di elettronica non comprende nulla (ma anche quelli che la comprendono, non hanno ancora capito cosa succede nell'audio), faccio sempre questo esempio:

UN'ESEMPIO CHIARIFICATORE sulla CONTROREAZIONE NEGATIVA:

1 - Siete in casa ed attendete una persona (TIZIO) per le  9 che deve dare un "messaggio personale" a vs. fratello.

2 - Vs. fratello DEVE RICEVERE il messaggio personale da TIZIO esattamente alle 9, per prendere una decisione su cosa fare, altrimenti, se il messaggio personale NON ARRIVA in tempo, lui  ha gia' deciso di essere altrove con una sua amica per le 9.05.

3 - Vs. fratello, non vede arrivare TIZIO e quindi esce di casa alle 9.01, perche' il tempo di ANDATA dalla sua amica e' di 4 minuti.

4 - TIZIO che deve arrivare alle 9.00 arriva alle 9.10 e suona il campanello di casa vs.

5 - Voi, alla velocita' della luce rispondete al citofono ed aprite la porta premendo il pulsante della serratura elettrica.

6 - TIZIO arriva su da voi alle 9.11, ma vs. fratello se ne e' gia' andato da 10 minuti

7 - TIZIO NON TROVA PIU' a chi riferire il "suo messaggio personale", indipendentemente che voi abbiate risposto ed aperto la porta in TEMPO ZERO.

8 - Il ritardo dell'arrivo di TIZIO NON E' colmabile da nessuno. Il messaggio viene cosė riferito alla persona sbagliata (in questo caso VOI).

Analogie con AMPLIFICATORI, ALTOPARLANTI e CONTROREAZIONE NEGATIVA:

1 - TIZIO e' il SEGNALE GENERATO IN RITARDO dall'ALTOPARLANTE quando questo viene eccitato. Parte in ritardo da casa ed arriva in ritardo da VOI.

2 - Vs. fratello e' il SEGNALE DI INGRESSO DELL'AMPLIFICATORE CON F.B.,  che GIUSTAMENTE DEVE attendere un "MESSAGGIO" da qualcuno, per prendere poi le sue decisioni su cosa fare VERSO SE STESSO.

3 - VOI siete l'ATTUATORE ed il CONTROLLORE della situazione. Controllate che TIZIO arrivi e come arriva, voi aprite (CONTROREAZIONE NEGATIVA che a tempo ZERO riporta il segnale in ingresso all'amp). Ma l'interessato che deve ricevere il messaggio (vs. fratello) se ne e' andato da un bel po'.

4 - i 4 minuti che vs. fratello impiega ad andare dall'amica e' il TEMPO di TRASFERIMENTO del RAMO DI ANDATA dell'amplificatore (ad anello aperto), cioe' senza che nessuno lo controlli per strada.

5 - L'amica di vs. fratello possiamo considerarla come se fosse l'USCITA dell'amplificatore perche'  RICEVE vs. FRATELLO.

per completare l'opera, la ragazza in questione, porterebbe poi un messaggio a CAIO (altoparlante) che dovrebbe poi arrivare da Voi alle 9.10 e si ricomincia il tutto, sostituendo TIZIO precedente con CAIO.

Vi sembra che tutto stia funzionando in modo corretto?

E' TIZIO e CAIO, che arrivano sempre in ritardo, NON VOI  o Vs. FRATELLO che (conoscendo bene le cose) siete cosė DILIGENTI da fare tutto secondo le regole stabilite: (velocita' di controreazione ZERO, velocita' del ramo di andata SEMPRE 4 minuti). Peccato che i messaggi arrivino SEMPRE alle persone sbagliate cioe' a VOI che NON SIETE INTERESSATI al MESSAGGIO in prima persona, dato che chi deve decidere cosa fare e' vs. fratello.

bella la storiella ehh!!!

Cosė succede su un AMPLIFICATORE con F.B.

Il segnale di controreazione arriva a correggere qualcosa che non c'entra nulla con cio' che e' gia' avvenuto in precedenza perche' il problema e' l'ALTOPARLANTE che parte in ritardo.

Questa, personalmente l'ho chiamata: DISTORSIONE TEMPORALE. Non so se qualcun altro al mondo l'ha scoperta prima di me, me puo' fregar de meno. A me interessa avere scoperto cio' che non ho trovato scritto da nessuna parte e che affligge tutti i sistemi audio con F.B. Personalmente poi, che uno continui ad utilizzarli, le orecchie sono poi sue... puo' anche usare il cilicio se vuole...

ma ritornando a noi......  (puntini puntini, belli sti puntini)

se anche diminuite il tempo in cui vs. fratello impiega ad andare dalla sua amica (mettiamo da 4 si riduce a 1 minuto), nulla toglie che TIZIO e CAIO  se sono dei buontemponi PERDITEMPO continueranno ad arrivare in ritardo. Quindi il problema NON VIENE RISOLTO.

COME SI RISOLVE?

SEMPLICE: dando a vs. fratello la capacita' di decidere per se stesso INDIPENDENTEMENTE che arrivi TIZIO o CAIO.....

miii... che sballo.... non servite piu' nemmeno voi. SEMPLIFICARE allora GIOVA a quanto pare e rende viva la vita perche' RENDE LIBERI

ed infatti costruire un ampli senza F.B alcuno che suoni il VIVO costa moooooolta fatica.... e NON BASTA un BUONO SCHEMA - a trovarli, dato che ne esistono meno che le dita di una mano (parlando di stato solido - ma anche di valvolari).

INIZIO PAGINA


SECONDA PARTE - RIFERIMENTO FIG.3

La prima domanda che si pone spontanea e': come fa il segnale che torna dall'AP e che arriva all'ingresso MENO - nodo D dell'amplificatore di potenza (dopo aver attraversato R2) a finire sull'ingresso PIU' dello stesso, se questi due ingressi non sono connessi tra loro (punti C e D)

FIGURA 3

 

La risposta la da' l'elettrotecnica ( o l'elettronica se volete). L'impedenza di ingresso di un OPERAZIONALE o di un amplificatore con un circuito differenziale di ingresso ...

(che alla fine si traduce nella stessa cosa - si rammenta che ogni amplificatore lineare non e' altro che un amplificatore OPERAZIONALE di potenza che attua un'operazione: moltiplicare per una costante),

... ha di norma un altissimo guadagno ed un'altissima impedenza tra i due ingressi. Il risultato e' che il segnale che si presenta ai capi di R1 (dopo aver attraversato R2), sviluppa una tensione ai capi della stessa. Detta tensione vale circa R2/R1 volte la tensione di uscita. Per intenderci se l'amplificatore amplifica 28, ne ritroveremo un ventottesimo.

La tensione che si sviluppa ai capi di R1 , per l'approssimazione della MASSA VIRTUALE degli amplificatori differenziali ad alto guadagno, e' esattamente uguale a quella che si si sviluppa tra l'ingresso PIU' e massa:  cioe' viene riportata sull'altro ingresso. La stesa cosa avviene per il segnale entrante all'amplificatore. Il segnale Vi sul morsetto AMP IN, lo ritroviamo sul nodo C (tra C e massa) e viene a presentarsi sul nodo D dello stesso valore.

L'amplificazione IN TENSIONE dello stadio nel caso citato  e' data da AV= (R2 + R1) /R1. Con R1 molto piu' piccola di R2 e' approssimabile a R2/R1. Nel nostro caso R1 e' circa 28 volte inferiore.

L'approssimazione della massa virtuale dice che: tra due ingressi differenziali, non puo' entrare corrente (alta impedenza), quindi sono NODI APERTI per la corrente, mentre sono IN CORTO PER LE TENSIONI, in quanto i due ingressi sono allo stesso POTENZIALE. Per cui la tensione all'ingresso PIU' e' riportata l'ingresso MENO o viceversa.

Una resistenza messa tra l'ingresso AMP IN ed il nodo C, nulla varrebbe, perche' l'impedenza al nodo C e' molto elevata e non ci sarebbe circolazione di corrente, per cui nessuna caduta di tensione sull'eventuale resistenza in serie. Il significato di tutto cio' sopra detto e' che, cosė come il segnale "vi" all'ingresso AMP IN (1 Veff) lo ritroviamo ai capi della resistenza R1 e poi moltiplicato x 28 all'uscita dell'ampli, cosė, il segnale di ritorno dall'AP verra' diviso per 28 volte e si ritrovera' all'ingresso AMP IN dato che gli ingressi PIU' e MENO sono in corto per le tensioni. La stessa identica cosa avviene sul preamplificatore. Tale e quale con le dovute proporzioni in funzione del fattore di amplificazione dello stesso. Lo stesso vale anche se l'ingresso AMP IN fosse collegato all'ingresso MENO dell'amplificatore. Agli effetti dei danni provocati dalla controreazione non cambia nulla. Il segnale riportato all'ingresso e' esattamente lo stesso. Se l'impedenza di uscita fosse davvero ZERO, a che servirebbe a resistenza R2 del ramo di controreazione? servirebbe ad una beata fava, perche' se l'impedenza fosse davvero ZERO, la tensione in uscita sarebbe sempre ZERO capi sarebbe ZERO e nulla riporterebbe all'ingresso la resistenza R2...

Ehh gia', non ci avevate pensato? Facile approssimare ehh? Io l'ho sempre sostenuto: semplifica che inizi a capire, semplifica troppo e vai nei casini... specialmente nelle applicazioni audio..

Per cui se calcoliamo che un 50 % del segnale dell'amp torna sull'uscita dello stesso (dato che una piccolissima parte si traduce in suono (1%), ed una parte un po' piu' cospicua in calore) la rimanente parte ritorna indietro e tende ad essere cortocircuitata (solo una parte purtroppo) dall'uscita dell'amplificatore. Esso tende ad avere una "resistenza dinamica di uscita" molto bassa, ma non cosė tanto da cortocircuitare tutto il segnale, il resto viene riportato all'ingresso dell'amplificatore stesso.

A nulla serve aumentare la controreazione, per tentare di tendere l'IMPEDENZA di uscita piu' prossima a zero, per un semplice motivo:

1 - se l'impedenza di uscita dell'amp tende ad essere ZERO veramente (cosa impossibile), avviene una compressione del suono in gamma media sia che adottiamo un sistema di AP a due vie o a 3 vie. La bassa impedenza e' vero che smorza di piu' il WOOFER, ma in un 2 vie, il Woofer emette anche la gamma media e quindi si smorza anche in quella gamma, non solo nella gamma bassa, per cui il suono rimane compresso e fastidioso. Se il diffusore e' a 3 vie, avviene la stessa cosa perche' la troppo bassa impedenza dell'amp smorza anche l'AP usato come MIDRANGE. Qualche intervento benefico lo fa il crossover con la sua RESISTENZA IN SERIE alle bobine messe in serie al WOOFER (ma gia' sappiamo che il crossover altro non fa che distruggere il segnale musicale in modo anche peggiore della controreazione, vedi whitepapers in italiano), ma in serie al MID potrebbero anche non essercene di bobine. Da qui si inizia a capire perche' dello sbando generale degli audiofili, ma anche dei costruttori che costruiscono o solo ampli o solo diffusori e magari anche entrambi, ma non sanno come smorzare il loro sistema e farlo suonare decentemente bene. Da qui anche il fatto che alla maggior parte delle fiere non c'e' un sistema audio che suoni almeno decentemente bene. Sono pochi, forse pochissimi e sappiamo tutti di chi sono questi...e guarda caso, in questi casi il costruttore non usa controreazione. Io non sono alle fiere, per cui non sto parlando di me.

Ora sapete anche perche' non do' diffusori senza crossover da provare alle riviste, che nella loro OGGETTIVITA', altro non sanno fare che inserire detti diffusori nel loro SISTEMA DI RIFERIMENTO (!) (chiaramente controreazionato, anche se il costruttore magari obbietta..), dando poi giudizi OGGETTIVI su come i DIFFUSORI SUONANO, (ehh certo, e' il diffusore poverino che alla fine deve emettere il suono) e non si pongono nemmeno minimamente il problema che forse a distorcere cosė tanto e' l'amplificatore, ehh gia' a banco va bene, ha lo 0,001 % di THD e lo 0,00001% di THC e lo 0,000001% di H2O e un po' meno di HCO2 ecc. ecc.  per cui, questo diffusore in prova proprio non va bene !! Poi parlano di accoppiamenti e che bisogna cercare l'abbinamento (che non trovano mai), ma nel contempo vogliono che tutti i diffusori suonino con tutti gli ampli... Cari ragazzi, mettetevi d'accordo, o facciamo una cosa o facciamo l'altra...

ma fare un ampli che sia UNIVERSALE si puo'? Certo che si puo', ma non nel modo in cui vengono proposti ora gli amplificatori.

Sono alquanto felice che altri riescano ad avere come riferimento uno stereo. Incredibile, io no, saro' tarato mentalmente - tutto puo' essere - anzi sicuramente e' cosė per gli altri e penso che mai nessuno degli ampli o preampli o diffusori che mi costruisco  sara' chiamato "REFERENCE" solamente perche' e' una stronzata (Bullshit come diceva qualcuno che ci ha lasciato in questo campo: Mr Paul W. Klipsch) incredibile..

I REFERENCE li  considero specchietti per le allodole (o per altri meno "volatili" ruspanti). Chi e' riuscito a fare un REFERENCE senza considerare che ampli o diffusore connettere e' un MAGO.. Pero' vedo che siamo pieni di MAGHI...

La mia taverna (dove c'e il piano a coda) non e' trattata ed i diffusori posizionati malissimo, ma all'ascolto del BLUTHNER coda e dello stereo in contemporanea (stesso pezzo suonato e riprodotto insieme), se il pianoforte registrato e' di levatura superiore al Bluthner che non e' proprio l'ultimo arrivato (p.e. uno Stainway gran coda) e l'incisione e' eseguita con tutti i sacri crismi, la gente all'ascolto dice che suona meglio lo stereo... mbo...

Un sistema perfettamente accoppiato ed adattato senza controreazione alcuna suona bene anche in un locale da 3 x 3  x 3 senza nulla alle pareti... ma anche in un 2,5 x 3,5; magari un po' assordante per i riverberi vari ma MAI fastidioso dal suono compresso e gracchiante come tanti impianti che ho sentito e che mi invitano a volte ad ascoltare  e che negli ultimi anni rifuggo nella maniera piu' assoluta.

Un sistema con controreazione ed in piu' male accoppiato suona male sempre. Se esiste il crossover poi...

Quindi tirando le somme, sembra che la cosa piu' importante e' centrare accuratamente lo smorzamento del sistema AMP-Diffusori e questo non lo sanno fare in molti, (potremmo contarli sulle dita di una mano forse) semplicemente perche' bisogna conoscere alcuni dettagli dell'impianto (tutti), metterli insieme mentalmente e trarre le dovute considerazioni non tralasciando nulla. Centrare lo smorzamento di un sistema controreazionato e' solo da folli, perche' la compressione del suono non e' praticamente eliminabile, ma a volte mi chiedono anche questo, ma per i miracoli, dicono che bisogna attrezzarsi. Esistono diverse teorie e trattati sull'argomento "smorzamento" che non staro' qui a disquisire, dato che qui stiamo parlando per ora degli effetti negativi della controreazione verso la modifica del segnale di ingresso.

Assimilando i concetti giusti e' facile capire se un amplificatore suoni male o bene, solo guardandone lo schema elettrico. Non mi stupisco che l'ampli in classe T, suoni solo "decentemente meglio" di altri super blasonati "oggetti da culto" in  classe A o AB da diverse migliaia di euro con quintali di controreazione al loro interno. In detto chip e' comunque presente un OPERAZIONALE in ingresso che comprime il suono e lo stadio di uscita deve per forza di cose essere con controreazione altrimenti non potrebbe essere controllato.

E non mi stupisco che ancora oggi esista una guerra aperta tra MISURONI ed ASCOLTONI. Finche' non si riuscira' ad utilizzare la propria testa per pensare o forse anche iniziare solo a fidarsi del compagno accanto, o forse anche avere un po' di umilta' nel dire un giorno a se stessi (indipendentemente che il proprio stipendio arrivi sė o no a fine mese): forse cosė come abbiamo fatto finora abbiamo sbagliato......... le guerre sempre esisteranno... un po' come l'esempio del SENSO DELLA RUOTA, ma in una economia dettata dal consumo, questo e' quasi praticamente impossibile che avvenga.

INIZIO PAGINA


TERZA PARTE

In questa parte verranno riportati alcuni semplici esperimenti che mostreranno come il segnale GENERATO da un ALTOPARLANTE, ritorna indietro attraverso il ramo di controreazione e distrugga LA COERENZA del segnale entrante in quel momento. Verranno utilizzate 3 diverse modalita', per verificare quanto affermato.

PRIMA MODALITA' o ESPERIMENTO: INIEZIONE DI UN SEGNALE DISTURBANTE SU UN ALTOPARLANTE CHE E' GIA' PILOTATO DA UN AMPLIFICATORE CON CONTROREAZIONE. Cio' porta a dimostrare che:

1 - l'uscita di un amplificatore con controreazione NON ha impedenza di uscita ZERO ohm  o di pochi milliohm, come diversi MAGHI sono riusciti a scrivere in diversi forum.

2 - il segnale presente all'uscita di un amp con controreazione (nel caso e' un MARANTZ 250: 125 watt /ch 8 ohm - 150 watt/ch/4 ohm) ritorna all'ingresso e NON viene cortocircuitato dall'uscita dello stesso amp.

3 - detto segnale che torna all'ingresso si trova sovrapposto al segnale che entra in quel momento (nel caso una sinusoide a 200 Hz di 470 millivolt)

guardare foto please.....dell'oscilloscopio.

3.1.Tensione all'uscita dell'AMPLIFICATORE QUICKSILVER (usato come iniettore di segnale all'uscita dell'amp MARANTZ 250): 10 Veff a 10 KHz in onda quadra

3.2. Tensione dell'onda quadra ai capi del WF LAURA 0,62 Veff (alla faccia dell'impedenza ZERO OHM dell'ampli con controreazione: il MARANTZ modello 250 che e' usato come test).

3.3. Segnale all'ingresso del MARANTZ (Amp 1): onda sinusoidale a 200 Hz a 0,47 Veff, che produce una tensione in uscita al Marantz di 10 Veff (il MARANTZ amplifica 21 volte) che viene fornita al Woofer da 21 cm ROYAL DEVICE LAURA usato in aria libera. L'amplificatore NON E' in SATURAZIONE.

Il segnale di ingresso a 200 Hz da 470 millivolt efficaci (1,3 Vpp) e' perfettamente visibile con sovrapposto un segnale di 1 millivolt picco picco di onda quadra...che significa che il rapporto tra i due segnali e' di 1300 !! cioe' circa 62 dB di risoluzione....!!! che ce ne facciamo ora dei ns. 95 dB del CDP? o dei tanto ben affermati 130 dB di un DVD o SACD?

tengo a precisare, che nel caso di riproduzione audio dovremmo tenere conto invece della forza CONTROELETTROMOTRICE prodotta dall'AP, che viene ributtata indietro sfasata (di 180°) e in ritardo nel tempo (questo il grosso problema). Se si considera inoltre il regime dinamico (transitorio, dato che la musica altro non e' che transitori), la cosa e' ancora piu' accentuata.... 

NOTA BENE: i due segnali sono asincroni ed ho fatto una gran fatica a sincronizzare l'oscilloscopio e fermare la traccia.. ne ho altre di foto, con due segnali sinusoidali interferenti e frequenze diverse e tensioni diverse... questa pero' devo dire che e' uscita proprio bene...

FIGURA: 3.1.

FIGURA: 3.1.1

per i meno addentro: l'asse Y e' amplificato al massimo,  l'asse X (asse dei tempi) e' posizionato a 0,2 ms per poter vedere l'onda quadra a 10 KHz che dall'uscita del MARANTZ 250, dopo l'attenuazione del ramo di controreazione arriva fino all'ingresso dell'amp, e si sovrappone alla sinusoide di 200 Hz che entra in quel momento ( la sinusoide e' visibile SOLO IN PARTE data l'amplificazione dell'asse Y dell'oscilloscopio)

da tenere presente che l'impedenza bassa del generatore (circa 200 ohm), non cortocircuita il segnale, ma solo lo attenua. L'impedenza di uscita di un AMP (gia' detto), non e' una costante e varia con diversi parametri e vale anche per un generatore di segnali o di un CDP o di quello che volete voi.

Qui sotto trovate la stessa immagine solo con la sinusoide senza il segnale interferente ad onda quadra che arriva dall'uscita dell'amp. Purtroppo un po' sfuocata, ma rende l'idea. La predisposizione dell'oscilloscopio e' la stessa. 1 millivolt a quadretto (asse Y) e 0,2 ms asse x)

FIGURA: 3.1.2

e adesso che si dira' sui FORUM? che delle curti le spara senza prove di laboratorio solo perche' delle curti nelle mailing list non e' presente ed usa il suo sito per informare la gente?

dimostrare cose ...stupide e scontate.... e' come dire avere di fronte una persona, vederla con i propri occhi e pretendere una foto che dimostri che quello che vedo esiste davvero.. necessita' di una prova con un altro mezzo....perche' sono cosė cieco che NON VOGLIO VEDERE cio' che ESISTE.

come gli occhi, anche le orecchie sono fatte per essere usate, basta SAPERE ascoltare per capire che un sistema con controreazione suona male, non ha dinamica e non riproduce suono dal vero, mica ci vogliono prove, poi se 2 + 2 fa quattro, bhe', basta applicare le regole... ma sembra cio' non basti.... in HI-FI sembra che chi faccia SOLO misure, non abbia le orecchie, e chi invece ha le orecchie, non sappia fare le misure. Bhe'.. io le orecchie le ho e so ascoltare, ma sembra che sappia fare anche due semplici misure per dimostrare l'ovvio. Ma questa e' solo la prima prova, ne faremo altre 2 almeno che per vie diverse porteranno allo stesso risultato.

la gente che mi segue non ha bisogno di tributi, sente e capisce, perche' usa le orecchie, cosa che non succede piu' da tante parti... dove invece si preferisce chesso' delegare il progetto di un diffusore a Sw di simulazione... (!)

se volete si puo' stendere ed enunciare la "teoria della relativita'" applicata ai sistemi di riproduzione audio, dove si dimostra che il quadripolo lineare non e' INDIPENDENTE dal segnale di ingresso, e nemmeno da quello di uscita, ma relativo ad entrambi ed al tipo di carico: l'AP!!! che e' un motore, che a sua volta ha un carico che sfasa di nuovo e fa da contro-generatore DIFFERENZIALE: l'aria.

e se qualcuno tentera' ancora una volta di fare due conti con la legge di ohm applicata a segnali sinusoidali o costanti, potra' verificare che:

l'impedenza di uscita di un amp NON e' una costante, ma varia con la frequenza (in regime di segnali costanti, cioe' assestati), inoltre se si prende in considerazione il regime transitorio invece che segnali costanti, l'impedenza dell'amp e' ancora diversa, ma lo stesso vale per l'impedenza di un diffusore. A regime transitorio, NON e' la bellissima curva che ci tracciano tutti i bei sistemi di misura, semplicemente perche' non tiene conto di un parametro fondamentale....!!! finito nella penna dei softwaristi..o dimenticato dagli ingegneri del suono

meditiamo gente.. meditiamo.. che l'hi-fi che forse si sta vendendo e' un po' una bufala... (io direi anche - ma non con cattiveria - approssimata ad una vacca) e si sente... almeno io lo sento...

non credete alle misure esposte? potete provare da voi ci vuole poco..

lo schema e' dato e un paio di generatori ed un oscilloscopio li si trovano anche al supermercato oggi... i controreazionati li avete in casa per cui...!!!

pero' se c'e' ancora qualcuno che asserisce che l'iniezione del segnale a 10 KHz sull'uscita dell'amp non prova nulla, dico che e' meglio che si riveda il principio dimostrato della sovrapposizione degli effetti, e se non gli basta, di rivedersi  anche quello di Thevenin e Northon, se non basta ancora sarebbe meglio rivedersi anche i principi su cui si basano i criteri della controreazione dei nodi sommatori ecc.., e se cio ' non gli basta ancora,  bhe' allora...... arrampicandosi sui vetri..... direi che forse e' meglio non parlare ...

di solito si fa brutta figura... c'e a chi piace ed io lo rispetto comunque... contento lui...

SECONDA MODALITA' o ESPERIMENTO: UTILIZZO di un WOOFER a doppia bobina per misurare la FORZA CONTROELETTROMOTRICE PRODOTTA DALL'Altoparlante QUANDO QUESTO VIENE ECCITATO DA UN SEGNALE IMPULSIVO (ma non solo esso, ma anche sinusoidale)

Cio' porta a dimostrare che:

1 - che la FEM prodotta dall'AP e' molto elevata e cioe' circa del valore ad esso fornito e che la potenza fornita dall'amplificatore torna tutta indietro e non se ne va in calore (brucerebbe la bobina in poco tempo se cio' fosse)..

2 - l'uscita di un amplificatore con controreazione NON ha impedenza di uscita ZERO ohm  o di pochi milliohm

3 - Nulla vale caricare l'AP in una cassa acustica per diminuire l'effetto della FEM indotta.

4 - Che la forma d'onda di detta FEM e' completamente diversa da quella ad esso fornita.

verranno fornite diverse foto a diverse frequenze per rendere l'idea. Il concetto dell'esperimento in questo caso si basa sul fatto di utilizzare due amplificatori UGUALI con il primo dei quali (AMP1) e' possibile pilotare la PRIMA bobina di un AP da 21 cm (a doppia bobina), e misurare il segnale e la forma d'onda all'uscita della seconda (COIL 2). Siccome le bobine dell'AP sono identiche, il segnale prelevato e' quello generato dall'AP. Si ricorda che un trasformatore o un autotrasformatore sono la stessa cosa ai fini del flusso indotto. Nel caso di doppia bobina e' come se l'AP fosse un trasformatore, cio' che abbiamo su un primario (coil 1) e' presente sul secondario (coil 2), ma anche viceversa...

Si preleva il segnale dalla seconda bobina (coil 2)  e si fornisce all'uscita di un altro MARANTZ 250 (AMP 2) e si va a vedere all'ingresso di quest'ultimo che compare. Please vedere foto.

5 - il segnale di ingresso AMP 1 e' di 1 Volt picco picco (0,552 Vp o efficaci in onda quadra a 4 KHz). Segnale in alto sull'oscilloscopio (0,5 Volt a quadretto)

FIGURA: 3.2.1

6 - Cio' produce un'uscita di 21 Vpp sul WOOFER COIL 1, segnale in basso sull'oscilloscopio FIG. 3.2.1 (vedi anche schema di collegamento sotto FIG. 3.2.2). L'ampli MARANTZ amplifica 21, ed in questo caso NON e' in saturazione. La saturazione avviene a circa 24,5 Veff/ 4 ohm che di picco sono 34,5 Vp ed il doppio come Vpp. Quindi molto lontani.

FIGURA: 3.2.2

7 - Dalla figura 3.2.3 sottoriportata e' possibile vedere il segnale prodotto dalla seconda bobina dell'AP che ha un'escursione massima di 23,55 Vpp, ma con un a media di circa 20 Vpp, (3 quadretti sono  15 volt piu' la parte obliqua di cui si fa la media, ed esce tra la semionda sotto e quella sopra un altro quadretto). La seconda bobina e' misurata a VUOTO. Cortocircuitandola fornisce una corrente di circa 0,5 ampere.. mica poco...l'AMPLIFICATORE AMP2 per contenere l'energia che arriva alla sua uscita scalda come se stesse fornendo potenza al carico... (cosa normale). Da qui si capisce che la FEM mandata indietro all'AP non e' una piccola frazione di quella ricevuta, ma quasi la totalita'. Certo, esiste in questo caso anche l'effetto TRASFORMATORE tra le due bobine (ed e' per questo che non ho preso questo esempio come assoluto, ma ben 3 esempi da relazionare tra loro), ma solo una piccola parte viene tradotta in SUONO e poca altra in CALORE. La potenza assorbita da un AP e' inoltre per la maggior parte dello spettro audio da considerare REATTIVA, perche' l'impedenza dello stesso NON E' RESISTIVA e la fase da esso presentata non e' ZERO. Cio' avviene di solito SOLO in qualche punto della banda passante.

FIGURA: 3.2.3

 

8 - Dalla figura 3.2.4 e' possibile vedere il segnale prodotto dalla seconda bobina dell'AP quando e' connessa all'USCITA dell'AMP 2. ha un'escursione massima di 1,245 Vpp (prima forma d'onda in alto), la seconda sotto, riporta ancora il segnale di uscita dell'AMP 1 (21 Vpp- asse Y scalibrato)

FIGURA: 3.2.4

 

8.1 - Dalla figura 3.2.5 sotto e' possibile vedere il segnale che torna all'ingresso di AMP 2. Circa 1 mVpp, tenendo conto che all'ingresso e' gia' connessa una resistenza di chiusura che simula l'impedenza del generatore (200 ohm)

FIGURA: 3.2.5

Dalla figura 3.2.5.1 sotto e' possibile vedere il segnale che torna all'ingresso di AMP 2 senza la connessione della resistenza di 200 ohm il carico e' 100 Kohm. Circa 3,5 mVpp. La forma d'onda in basso e' sempre l'uscita dell'AMP 1 a 20 Vpp a 10 KHz.

FIGURA: 3.2.5.1

 

Dalla figura FIGURA: 3.2.5.2 (segnale di uscita ad onda quadra sotto, e segnale di ingresso disturbato SOPRA) e FIGURA: 3.2.5.2-1 (solo segnale di ingresso disturbato e meglio sincronizzato) sottoriportate e' possibile vedere il segnale che torna all'ingresso di AMP 2, quando ad esso e' connesso un generatore sinusoidale che emette un segnale di 0,5 Veff a 200 Hz. La sincronizzazione delle due forme d'onda (non essendo sincrone tra loro), non e' facilmente eseguibile. L'asse Y dell'oscilloscopio che riprende il segnale a 200Hz all'ingresso di AMP 2 e' alla massima amplificazione, per cui si vede solo una piccola parte delle sinusoide (linea obliqua in salita), e' chiaramente visibile sovrapposto ad essa il segnale disturbante che viene dall'uscita dell'AMP 2 (quello a 10 KHz). La forma d'onda QUADRA sotto e' sempre il segnale all'uscita di AMP 1 di 20 Vp a 10 KHz. In pratica siamo nelle stesse condizioni della figura 3.1, ma utilizzando un metodo diverso di misura e cioe' quello con il WOOFER a doppia bobina. Manca solo la sincronizzazione corretta dell'oscilloscopio (cosa quasi impossibile con segnali asincroni tra loro in frequenza), per il resto le forme d'onda sono identiche a fig 3.1.

 

FIGURA: 3.2.5.2

FIGURA: 3.2.5.2-1

 

 

9 - Vengono di seguito riportate altre forme d'onda prelevate ai capi di COIL 2 (la seconda bobina del Woofer utilizzato) a frequenze diverse da 4 KHz. Si nota come la forma d'onda del segnale generato dall'AP (altoparlante) sia completamente DIVERSA da cio' che viene ad esso FORNITO. Questo e' cio' che ritorna poi all'uscita dell'AMP e che viene a sua volta traslata (dopo opportuna attenuazione), all'ingresso dello stesso amplificatore tramite la RETE di CONTROREAZIONE. Una volta avvenuto cio', il segnale di ritorno si somma algebricamente FUORI FASE a cio' che in quel momento sta entrando. Il tutto varia con la frequenza del segnale preso in analisi. Immaginatevi l'interazione di 2 altoparlanti (invece che uno solo) interagenti tra loro ed interpolati con un crossover calcolato su regime sinusoidale e non invece TRANSITORIO come e' effettivamente la musica. Un macello!!

FIGURA: 3.2.6

FIG.3.2.6.1 - Segnale su BOBINA 1 a 100 Hz (onda quadra in basso). VEDERE invece segnale prodotto sulla Bobina 2 come forza controelettromotrice indotta e relativa forma d'onda a vuoto. Completamente diversa da quella fornita!!!  FIG.3.2.6.2 - segnale su BOBINA 1 a 100 Hz (onda quadra in basso 20 Vpp). VEDERE invece segnale prodotto sulla Bobina 2 come forza controelettromotrice indotta e relativa forma d'onda dopo la chiusura dell'interruttore SW1. Completamente diversa da quella fornita!!! 

FIG.3.2.6.3 - Segnale su BOBINA 1 a 200 Hz (onda quadra in basso). VEDERE invece segnale prodotto sulla Bobina 2 come forza controelettromotrice indotta e relativa forma d'onda dopo la chiusura dell'interruttore SW1. Completamente diversa da quella fornita!!! 
   
10 - Vengono di seguito riportate altre forme d'onda prelevate all'ingresso di AMP 2. Questo e' cio' che torna indietro verso l'ingresso, e che si somma algebricamente a cio' che al momento entra sull'ingresso stesso (in questo caso nulla). La cosa varia in funzione della frequenza. Immaginatevi l'interazione di 2 altoparlanti invece che uno solo!!! la dinamica effettiva rimane circa sempre di 60 dB!! EVVIVA

FIG.3.2.6.4 - Segnale a circa 8 KHz che ritorna all'ingresso di AMP 2. FIG.3.2.6.5 - Segnale a circa 15 KHz che ritorna all'ingresso di AMP 2
In pratica questi sono lo stesso tipo di segnali che vi ritrovate sull'ingresso dell'AMP 1 mostrato nella figura 3.1. della prima prova o modalita' di misura.

TERZA MODALITA' O ESPERIMENTO

Questa modalita' tende a verificare che la tensione all'uscita dell'amplificatore NON e' generata solo dall'AMPLIFICATORE, ma l'altoparlante interviene in modo molto marcato sulla definizione del segnale di uscita dello stesso.

La verifica si basa sull'analisi di un principio diverso da quelli precedenti, quello del nodo sommatore di uscita di un amplificatore (ma anche all'ingresso sarebbe la stessa identica cosa). In pratica, non e' possibile, distinguere in un nodo sommatore di tensione o di corrente, le entita' dei segnali andando a misurare ESATTAMENTE sul nodo, perche' in questo caso si visualizza LA SOMMA ALGEBRICA DELLE SITUAZIONI ISTANTANEE che concorrono a FORMARE il segnale in quel momento, siano esse correnti o tensioni.

FIG.3.3.1

Per definizione si pensa che chi fornisca la tensione all'uscita di un amplificatore sia l'amplificatore stesso. Noi andremo a verificare se cio' e' vero. E' importante sapere che il segnale all'uscita dell'amplificatore e' per definizione formato dalle correnti IAMP (freccia rossa), ISPK (freccia BLU) [da dimostrare che esista, ma facilmente verificabile con due altoparlanti in serie connessi all'uscita di un amp. Se si fa muovere con la mano la membrana di uno la membrana dell'altro si muove in direzione opposta senza toccarlo, questo sia che l'amp sia acceso o spento],  e IFB (freccia verde).

La sommatoria istantanea di queste correnti forma il segnale VU-AMP (segnato con la freccia blu verticale sul nodo di uscita dell'amplificatore stesso). L'unico modo per poter effettivamente verificare cosa succede in un nodo sommatore e' quello di utilizzare la metodologia del disaccoppiamento del nodo inserendo una variabile LINEARE che dia, nel nostro caso, la possibilita' di verificare cosa succede all'uscita dell'AMP e cosa succede nello stesso momento ai capi dell'Altoparlante.

Noi lo faremo inserendo una resistenza di basso valore (0,25 ohm NON induttiva) e per fugare ogni dubbio, useremo una frequenza di analisi MOLTO bassa cioe': 50 Hz. Bene il banco di prova e' quello in figura 3.3.2 sotto 

FIG.3.3.2

bene. andiamo a misurare ora i segnali sia all'uscita dell'AMP OUT e sul nodo SPK OUT. E' facilmente verificabile che le due forme d'onda SONO DIVERSE - VEDERE BENE IL TETTO DELL'ONDA QUADRA STORTO E DEFORMATO ALL'INIZIO. Questo e' dovuto al fatto che nel momento in cui il NODO di uscita si disaccoppia, compare sempre piu' la forma d'onda della FEM generata dall'altoparlante AI CAPI DELL'ALTOPARLANTE.

Se fate caso e' simile a quella riportata in fig.3.2.6.2 (RIPORTATA ANCORA PER COMODITA' QUI SOTTO) in alto. Se infatti si aumenta la resistenza in serie portandola a valori piu' alti (chesso' 1 o 2 ohm), vi ritrovate esattamente la stessa forma d'onda con le gobbe che compaiono sempre di piu'. Cioe' si fa largo la FEM generata dall'AP al morsetto SPK OUT.

fig.3.3.2.1 fig.3.2.6.2

 

La forma d'onda all'uscita di un AMPLIFICATORE e' SEMPRE LA SOMMATORIA del SEGNALE GENERATO DALL'AMPLIFICATORE STESSO E LA FORZA CONTRO-ELETTROMOTRICE GENERATA DALL'ALTOPARLANTE.

Il segnale in ingresso all'amplificatore e' di conseguenza SEMPRE la sommatoria del segnale di ingresso che arriva dal generatore (CD PLAYER, DVD o altro), e il segnale che torna indietro dal nodo di controreazione di uscita ( questo e' stato visto nelle due prove precedenti).

Dato che il nodo di uscita e' continuamente influenzato dal segnale continuamente generato dall'AP, non avremo MAI un segnale in ingresso COERENTE con cio' che davvero la SORGENTE VORREBBE FORNIRE.

L'unico modo per evitare cio' e' togliere la controreazione, altrimenti accettare che un qualsiasi amplificatore controreazionato abbia una dinamica massima di COERENZA sul segnale di ingresso variabile tra i 55 ed i 60 dB (tenendo presente l'eventuale PRE con controreazione che ha anche esso una perdita di COERENZA per il segnale di ritorno (circa 3 dB che si sottraggono).

In pratica questo e' un grosso collo di bottiglia. E SI SENTE !!!

INIZIO PAGINA


QUARTA PARTE

Vengono descritte LE CONTROREAZIONI di tipo LOCALE. I circuiti che vengono implementati  e perche' sono da evitare.  Esempio di diversi tipi di controreazione locale. Un  semplice circuito differenziale e' controreazionato? Come e perche'. Come la Controreazione Locale agisce e ri-trasferisce il segnale tra l'uscita e l'ingresso esattamente come fa la controreazione totale.

Inizia qui di seguito la rappresentazione dei vari circuiti ad uno stadio amplificatore semplice di un transistor ad emettitore comune con la maggior parte delle possibilita' di applicazione. La spiegazione rimane sempre semplificata. Importanti sono i concetti di base, non verra' qui di seguito riportato come progettare uno stadio amplificatore, ma al massimo vedere se e' controreazionato localmente oppure no. I circuiti a transistor (a parte la polarizzazione per l'eventuale punto di funzionamento diverso per valvole e Mosfet) puo' comunque essere riportato (ai fini della controreazione) a triodi o Transistor ad effetto di campo a giunzione o a MOSFET sostituendone gli opportuni parametri.

FIG.6

FIG.7

Questo circuito non e' normalmente utilizzato, perche' e' molto difficile da stabilizzarne termicamente il  punto di lavoro al punto C, ma e' quello che suona meglio in assoluto dal punto di vista chiaramente sonoro. Il guadagno dello stadio e' massimo. Lo stadio guadagna in tensione. Il guadagno e' pari al "fattore di amplificazione del transistor - BETA" moltiplicato per la RC e diviso la resistenza di base "hie"

in pratica se Beta=100

e hie = 1Kohm (valore standard per la maggior parte dei transistor di BF per piccoli segnali)

e RC= 10.000 ohm (comprende anche la resistenza di carico esterna non connessa)

l'amplificazione in tensione dello stadio rimane circa:

Av= (Rc/hie) x beta = 1000 (60 db)

Una cosa da rammentare molto importante: se vaira il BETA viaria il fattore di amplificazione. Cosa deleteria nel progetto di un amplificatore senza F.B. totale perche' l'amplificazione totale dipendera' dal singolo transistor abbia esso 100, 120 o 150 di beta...cosa normale

Questo circuito  e' normalmente utilizzato, perche' e' molto facile da stabilizzarne termicamente il  punto di lavoro al punto C, ma e' quello che suona PEGGIO in assoluto. Il guadagno dello stadio e' CONTROLLATO dal valore di RE. Lo stadio guadagna in tensione. Il guadagno e' NON e' pari al "fattore di amplificazione del transistor - BETA" moltiplicato per la RC e diviso la resistenza di base "hie", ma e' RC/RE.

Si capisce che adottando questa configurazione si esula dal Beta del transistor come amplificazione finale ma!!!!

rispetto al circuito di FIG: 6 se RE = 500 ohm avremo:

Av = RC/RE = 10000/500= 20  (10 dB)

rispetto all'esempio a fianco la controreazione dello stadio e':

50 dB!!! (60-10)

Un' amplificatore differenziale (usato nel 99% degli amplificatori di potenza a stato solido, utilizza due circuiti di questo tipo con una sola Re) vedi figura 8.

 

 

FIG.8 - circuito differenziale

 

Il CIRCUITO AMPLIFICATORE DIFFERENZIALE  e' normalmente utilizzato negli amplificatori audio perche' ha un'alta reiezione ai disturbi di modo comune (p.e. ronzii dovuti all'alimentatore). In pratica si chiama differenziale perche' amplifica SOLO le differenze di segnale che si presenta(no) ai due ingressi di Q1 e Q2. Tra le uscite C dei due transistor si ricava la differenza dei due segnali amplificata. Se un ronzio dell'alimentazione entra su un transistor, esso entra allo stesso modo anche sull'altro, l'amplificazione risulta la stessa ed essendo essa in fase il rumore e' come se non venisse amplificato, perche' UGUALE su entrambi i rami (uscite C).

Il guadagno dello stadio e' CONTROLLATO dal valore di RE ed RC. Lo stadio guadagna in tensione. Il guadagno NON e' pari al "fattore di amplificazione del transistor - BETA" moltiplicato per la RC e diviso la resistenza di base "hie", ma e' RC/2RE, quindi ALTAMENTE CONTROREAZIONATO. A poco vale mettere un generatore di corrente al posto di RE (cosa normalmente attuata), la controreazione rimane.

 
   

QUINTA PARTE

Ma e' proprio vero che un EMITTER FOLLOWER e' controreazionato al 100%?

Ancora oggi, 2007, in USA (ma forse anche da noi), grandi nomi dell'audio, sostengono che l'EMITTER FOLLOWER (inseguitore di emettitore o circuito a collettore comune, cathode follower - per le valvole) e' un circuito controreazionato al 100% perche': NON AMPLIFICA IN TENSIONE

Cioe' in TENSIONE AMPLIFICA 1, per cui, e' considerato un circuito DEGENERATIVO, per cui, sempre per costoro e' controreazionato in tensione al 100%

come dire:

La luna piena e' solo di mercoledė .. oggi e' mercoledė quindi c'e' luna piena

Forse e' vero, ma forse e' anche vero che di fasi lunari ce ne sono ben 4 ed ad ogni martedė/mercoledė, puo' corrispondere SOLO UNA di queste FASI, e non SEMPRE LA STESSA ed i giorni del mese non sono sempre 28. La deduzione sopra, non e' certo che sia vera.

Vediamo un po' se cio' vale anche per l'emitter follower:

Il RADIOTRON DESIGNER'S HANDBOOK (della famosa RCA - radio corporation of america - FOURTH EDITION di LANGFORD e SMITH - 1952 - il fondamento dell'elettronica e anche di molta hi-fi dei ns. tempi, 1482 pagg.) a pag. 317, cap. 7.2 titola la seguente frase parlando del "cathode follower" di un triodo:

"As a result of 100% negative voltage feedback inherent in cathode follower, both the distortion and the output impedance may be very low" (trad di rdc: come risultato di una controreazione negativa di tensione del 100%, il cathode follower puo' avere distorsione e impedenza molto basse. Aggiungo personalmente che la stessa frase potrebbe essere applicata anche ad un transistor in connessione EMITTER FOLLOWER o COLLETTORE COMUNE o INSEGUITORE di EMETTITORE, come a volte mi e' capitato di sentire o leggere). Bene....

Ma cio' e' VERAMENTE vero? Cio' e' scritto e tramandato, va bene, ma a me personalmente molto tempo fa,  sorse una domanda spontanea:

DOMANDA: Se il transistor NON amplifica in tensione (ma solo in corrente, corrente massima per intenderci), significa che e' controreazionato in TENSIONE al 100%?

 

 bella domanda

Proprieta' dell'INSEGUITORE di emettitore:

1 - elevata resistenza di ingresso

2 - piccola resistenza di uscita

3 - guadagno in corrente elevato (massimo)

4 - guadagno in tensione POSITIVO, ma inferiore all'unita'

Gia' dovremmo pensare al fatto che un transistor e' un AMPLIFICATORE DI CORRENTE (per natura del dispositivo), e non di TENSIONE, per cui, se amplifica in CORRENTE (come di sua natura, nel circuito piu' semplice che esiste), puo' essere incolpato di non amplificare anche in tensione? ma questa potrebbe essere presa come pura filosofia ....

Forse questo potrebbe essere valido per un tubo elettronico (ma anche lė forse non e' vero),  quindi mi sono disegnato il circuito equivalente del transistor connesso a COLLETTORE COMUNE (o emitter follower o INSEGUITORE di EMETTITORE)  ed ho notato che la CONTROREAZIONE NEGATIVA NON C'E', ne' in corrente, ne' in tensione e vedremo piu' avanti in modo semplice per tutti il perche'.

Ricordo a questo proposito (e lo ricorda anche il libro in questione solo poche pagine prima) che  la controreazione E' NEGATIVA quando un segnale IN CORRENTE o TENSIONE dall'uscita, TORNA all'INGRESSO IN OPPOSIZIONE DI FASE. Quando torna in fase, esso al massimo puo' essere in REAZIONE POSITIVA.

quindi le condizioni di CONTROREAZIONE NEGATIVA sono:

1 - ritorno del segnale dall'uscita verso l'ingresso, con FASE OPPOSTA al segnale di INGRESSO

che porta all'effetto di

2 - una diminuzione dell'amplificazione massima ottenibile dal circuito stesso (cioe' minore di quella che si puo' ottenere nell' utilizzo dello stesso dispositivo senza l'applicazione della controreazione)

bene, analizzando il circuito, sia effettivo, che equivalente, si scopre che nessuna delle due sopra e' soddisfatta, o meglio: cio' e' sicuro al 100% per il primo assunto,  e gia' questo troncherebbe la prosecuzione della ricerca, mentre per il secondo punto (che e' una conseguenza) ci lascerei giusto un interrogativo che potremo andare a verificare.

Se L'USCITA e' sull'EMETTITORE, (e senza carico sul collettore), per definizione il transistor amplifica SOLO IN CORRENTE: CORRENTE MASSIMA (come vedremo - anzi, no, di piu'!!!) e la resistenza RE serve SOLO a LIMITARNE l'entita' della corrente in USCITA, altrimenti puo' scoppiare il transistor.

Non mettendo la RE, il transistor COMUNQUE AMPLIFICA SOLO IN CORRENTE e la sua AMPLIFICAZIONE e' della stessa ENTITA' di QUANDO la RESISTENZA e' presente. Cioe' la resistenza non e' in grado di cambiare le cose. Il fattore di amplificazione dello stadio,  NON CAMBIA AFFATTO.

Il fattore di amplificazione in corrente di un transistor si chiama BETA (anche usato l'equivalente parametro "hf(e)" che non e' quello della LANCIA FULVIA coupe' 1600 HF) che ha un valore preciso come 11, 26, 54, 77, o 126 o 12000.

Questo parametro dice che se all'ingresso del transistor (BASE) immetto UN MILLIAMPERE di corrente (continua o alternata che sia), nel caso di un EMITTER FOLLOWER, in uscita posso recuperare una quantita' di corrente "BETA" volte piu' grande.

Da dove la prende il transistor? dall'alimentatore.

Se il transistor amplifica 100 (cioe' il suo BETA o hfe e' = 100), succhiando corrente dalla tensione continua che alimenta il transistor, come minimo, si puo' avere sul circuito di collettore una corrente 100 volte piu' grande, cioe': 100 milliampere. Ma l'uscita di questa corrente, in questo caso, e' prelevata dal circuito di emettitore, e lė ci finisce anche la corrente di BASE (quella entrata), per cui, cio' che otterremo nell'esempio e' un bel 101 milliampere di uscita. AMPLIFICAZIONE MASSIMA in CORRENTE. Anzi gia' un po' di piu', abbiamo recuperato anche la corrente di base fornita dal generatore esterno. miii che diavolo questo emitter follower a transistor, non gli scappa una virgola...

FIG. 1: EMITTER FOLLOWER (amplificatore in CORRENTE) COME GIRANO LE CORRENTI NEL DISPOSITIVO senza RE

FIG. 2: EMITTER FOLLOWER (amplificatore in CORRENTE) con carico PASSIVO, con un carico passivo sull'emettitore (resistenza)

 

Questi 101 milliampere li abbiamo anche se togliamo  la RE, e sono misurabili con un amperometro (vedi appunto FIG.1). Ora il primo risultato e' quello di vedere che sul NODO di EMETTITORE, le due correnti si sommano e non si SOTTRAGGONO. Se si sottraessero ci sarebbe gia' da pensare a qualcosa, forse ad una CONTROREAZIONE: cioe' qualcosa tende a togliere invece che ad aggiungere. La cosa e' verificabile anche nel circuito equivalente per i segnali alternati, riportato qui sotto in fig. 3 e 4. Si puo' inoltre aggiungere che se esistesse una diminuzione, questa avviene all'interno del dispositivo e non provocata da un fattore esterno. Comunque questo non avviene per quanto riguarda le correnti.

 

FIG. 3: EMITTER FOLLOWER (amplificatore in CORRENTE)

COME ENTRANO LE CORRENTI NEL CIRCUITO EQUIVALENTE PER IL SEGNALE ALTERNATO - le correnti sono in fase e si sommano

FIG. 4: EMITTER FOLLOWER (amplificatore in CORRENTE)

COME ENTRANO LE CORRENTI NEL CIRCUITO EQUIVALENTE PER IL SEGNALE ALTERNATO -valore delle correnti per l'esempio riportato sopra

Note sul circuito equivalente x il segnale alternato: si assume che i condensatori di grande capacita' siano dei CORTOCIRCUITI, per cui il collettore, che nella realta' e' connesso al POSITIVO dell'alimentazione e' connesso anche con la massa. La corrente infatti arriva dall'alimentatore e scorre nel verso indicato dal positivo al negativo dell'alimentatore. Nel circuito equivalente si cortocircuitano quindi  i generatori di tensione e si eliminano eventuali generatori fissi di corrente esterni (TRANNE QUELLI COMANDATI come quelli all'interno di un transistor o di una valvola o FET). Nel circuito (per semplicita'), e' omessa la resistenza di polarizzazione di base, non molto influente per il discorso che andiamo a trattare. Essa influenza SOLO il generatore esterno che fornisce il segnale alternato.

(hfe x ib) viene chiamato "GENERATORE COMANDATO" di CORRENTE. In pratica si assume che nel momento in cui si inietta corrente in base, il transistor (per effetto del drogaggio interno) e' in grado di "COMANDARE" la generazione di una corrente verso l'emettitore di valore "hfe" (o BETA ) volte piu' grande di quella di base. 

A dirla tutta esiste anche un "generatore differenziale di base" interno al transistor in serie ad "hie", che si chiama "hoe" che compare quando compare una tensione alternata sul collettore. Qui non c'e' perche' la tensione alternata sul collettore e' ZERO. Questo invece compare quando il circuito diventa uno SPLITTER. vedi  fig.7 piu' avanti. In quel caso, il parametro "hoe" comporta una controreazione al segnale di ingresso di bassa entita', che viene  normalmente trascurata.

Il parametro " hie" e' semplicemente la resistenza differenziale di base (assumiamola come una resistenza pura, mi scusino i piu' edotti nel campo) e diamo un valore di circa 1000 ohm (non molto lontano dalla realta' per un transistor). Le correnti di base e di collettore sono entrambe entranti nel nodo E (emettitore) e si sommano. Ne conviene una corrente maggiore sul ramo di emettitore, un po' come due canne dell'acqua che buttano acqua nello stesso secchio. Sulla RE si sviluppa una tensione pari a RE x ie, cioe' il secchio si riempie di acqua e genera un PESO o QUANTITA' FINALE di acqua (chesso' 10 litri - la tensione ai capi di RE).

RESISTENZA DI INGRESSO

Si ricorda che per un effetto (chiamato MILLER e non WILLER come il grande TEX)  la resistenza vista dall'ingresso NON e' piu' solo la resistenza di base (hie) piu' quella di emettitore (es: se RE= 470 ohm, e cioe' 1000+ 470=1470 ohm), ma bensė  ad "hie" (1000 ohm) si somma una resistenza di 470 ohm (RE), moltiplicata per il BETA (100). Il TOTALE della resistenza di ingresso del SOLO transistor sara' = 1000 + 470 x 100 = 48.000 ohm. Nel giochino, viene perso in pratica, parte del segnale di tensione che arriva in ingresso (BASE), nel caso dell'esempio un 48esimo circa.

RESISTENZA DI USCITA

la resistenza di uscita, non e' pari a RE, ma per un transistor normalmente e' piu' bassa anche senza utilizzo di controreazione e nettamente piu' bassa rispetto a dispositivi comandati in tensione (FET e TRIODI). Cio' significa anche MINOR influenza dovuta al carico esterno che e' in parallelo ad RE.

LINEARITA'

La linearita' di un INSEGUITORE a transistor e' normalmente molto elevata, perche' la zona lineare e la zona attiva sono praticamente coincidenti, cosa non soddisfatta invece per i dispositivi comandati in tensione che hanno rispettivamente la zona attiva dopo qualche volt (FET) o decine di volt (TRIODI)

Se abbiamo perso parte del segnale di ingresso possiamo pensare all'effetto di una controreazione di TENSIONE? E se cosė anche fosse, quanto vale?

L'AMPLIFICATORE e' DI CORRENTE e NON DI TENSIONE, comunque sia, se il valore della tensione di ingresso fosse 1 volt e ne escono 0,98 (abbiamo perso diciamo un cinquantesimo, cioe' il 2% circa - la corrente di base  in questo caso sarebbe 1 Volt/48.000 ohm), il valore della controreazione negativa, se veramente questa fosse,  quanto e'? fra poco lo vediamo.

inoltre mi sto chiedendo: ma la stessa cosa non la fa un "miserabile" POTENZIOMETRO (perdere tensione per strada) su due resistenze in partizione?

FIG. 5: EMITTER FOLLOWER (amplificatore in CORRENTE) FASI DELLE TENSIONI

guardate un po' questo circuito, vi ricorda nulla? E' un potenziometro

Mi son detto: se questo e' un circuito con controreazione, dovremmo iniziare a pensare di buttare tutti i potenziometri nel cestino (certo anche quelli da centinaia di migliaia di euro, sempre potenziometri sono). Ma il volume di ascolto chi lo regola piu' poi?

E' vero che si perde del segnale, MA LE FASI SONO  LE STESSE. INFATTI LA FASE della TENSIONE ENTRANTE e di QUELLA USCENTE SONO CONCORDI. Per cui...

Ora, AMMESSO E NON CONCESSO che questa sia presenza di controreazione, essa quanto varrebbe?

Se perdessimo meta' del segnale (0,5 volt) avremmo perso 6 dB ( e potremmo parlare di 6 dB di controreazione), se ne perdiamo solo 0,3 di volt, abbiamo una perdita di circa 3 dB, se perdiamo il 2% di VOLT l'attenuazione sarebbe di 0,175 dB.

Se fosse davvero controreazione saremmo a livelli quasi inascoltabili (forse), dato che SOLO  ZERO DIBI di controreazione e' SINONIMO DI ASSENZA TOTALE di controreazione.

NOTA sulla RESISTENZA DIFFERENZIALE

E' vero che la "resistenza" (hie) all'interno del transistor e' "differenziale", ma cio' significa solo che varia il suo valore al variare della tensione tra BASE ed EMETTITORE, cioe' che non la possiamo assumere proprio come 1000 ohm, ma come variabile p.e. tra 950 e poi 1050, al variare del segnale di ingresso.  nulla piu'.

A favore dell'inseguitore a transistor rispetto a FET e TRIODI, questa variazione e' veramente irrisoria, data la linearita' intrinseca della zona lineare dello stesso e del fatto che la TENSIONE sull'emettitore SEGUE quella di BASE in modo proporzionale al BETA: piu' questo e' alto e piu' la tensione BASE-EMETTITORE NON SI MUOVE, e cosė,  rimane anche piu' fisso il parametro hie, evitando distorsione e/o modulazione del segnale di ingresso. Cosa invece che succede in maniera maggiore per triodi e FET che hanno di norma un "MU" (fattore di amplificazione simile al BETA del transistor)  molto piu' basso

Con un transistor darlington, con BETA = 10000 (100x100), la cosa e' praticamente trascurabile e la linearita' indescrivibile.

e se il transistor fosse appunto un darlington (due transistor in cascata connessi come "emitter follower" con BETA totale di 10.000, la tensione persa per strada sarebbe circa mumble...mumble 10000 x 470 = 4.700.000 ohm + 1000 ohm (resistenza vista dall'ingresso) - (manca la resistenza di polarizzazione, ma stiamo considerando cio' che succede all'interno del transistor per verificare eventuale presenza di controreazione, e non l'eventuale circuito esterno in  BASE che invece fa solo da carico verso il generatore di ingresso)  - allora dicevamo, si perde, molto approssimativamente: 1000/4.700.000 (2 decimillesimi di volt= 0,0002)

0,00173 dB!!! miii, 'na cifra... Att (dB) = 20 x log10 (vu/vi) = 20 x log10 (0,9998/1)
  Att (dB) = 20 x -0,00004343 = - 0,00173 dB

il segno MENO indica attenuazione appunto.

La resistenza di EMETTITORE (RE in Fig.7 ) su un transistor connesso ad EMETTITORE COMUNE, (cosa completamente diversa),  DIMINUISCE l'AMPLIFICAZIONE di TENSIONE, ma in quel caso  il TRANSISTOR AMPLIFICA IN TENSIONE, e questo avviene se la sua USCITA e' di COLLETTORE (qui la fase e' VERAMENTE  OPPOSTA e VIENE SODDISFATTA la prima ipotesi di controreazione NEGATIVA e la resistenza di catodo o emettitore, ha l'effetto di diminuire la tensione dell'ingresso, perche' ha fase opposta a quella del segnale sul collettore). In questo caso, la controreazione negativa e' davvero MASSIMA, almeno per il circuito di collettore, se RE = RC (nel caso unico dello SPLITTER),  mentre per il circuito di emettitore la controreazione potrebbe essere in linea teorica  considerata assente.

Ma il transistor  non e' un pezzo di ferro segabile in 3. Nel senso che se la tensione variabile di collettore subisce una "compressione" in un dato istante anche infinitesimo (punto Ga),

parlando del suono, questa e' la stessa compressione che esistera' anche sull'emettitore.

La VARIAZIONE DI CORRENTE che produce una variazione di tensione del collettore e' la stessa che produce quella sull'emettitore. Questa influenza quella di base e questa influenza di nuovo quella di collettore ... e cosė via in un ciclo senza fine che si chiama:   casino

Analizzando il circuito equivalente dello splitter (non riportato), si capisce inoltre che un po' di cose sono cambiate.

Stessa cosa avviene utilizzando chesso',  un CARICO attivo esterno (es: cascode o un generatore di corrente al posto di RE), in pratica 2 dispositivi attivi che si "rimpallano" qualcosa (la corrente o la tensione).

Gia'.... avete mai provato a portare un FARDELLO PESANTE in 2? Voi a Dx e l'amico vs. a SX? E' come trasportarlo da soli? forse per la quantita' di peso, certamente no, ma provate a pensare che fatica andare insieme per un lungo tratto, specialmente se non perfettamente in piano ... uno tira a x, l'altro per compensare cerca di tirare a sx... miiii, passami il tutto che lo portiamo un po' alla volta,  da soli che forse e' meglio.. gia' forse da soli a volte e' meglio.

bene vi siete fatti un'idea... pensate davvero che per il suono non sia lo stesso?

FIG. 6: EMITTER FOLLOWER (amplificatore in CORRENTE)

FIG. 7: Amplificatore in TENSIONE con uscita sul collettore con controreazione locale sull'EMETTITORE. Se RC ed RE sono uguali (SPLITTER), i segnali di uscita DIVENTANO UGUALI in ampiezza ed in opposizione di FASE. La controreazione in tensione e' massima. Le impedenze di uscita sono pero' diverse e questo non e' da vedere come situazione favorevole.

BENE, dopo aver sfatato un mito ora si puo' dire una cosa:

ma questo circuito, COME SUONA?